Pier Luigi Bersani a «Lo Specchio»: «Una bella generazione, serve più fiducia nei giovani»
«Ho deciso di fermarmi e dedicarmi a una sorta di volontariato politico, per dimostrare che si può fare politica anche in un altro modo», ha spiegato dialogando con Nicoletta Bracchi
Matteo Prati
|14 ore fa

Ospite a «Lo Specchio» su Telelibertà, Pier Luigi Bersani è intervenuto ripercorrendo le principali tappe del suo lungo impegno politico, da ministro alla guida del Partito Democratico, fino alla scelta del 2022 di non ricandidarsi per intraprendere un percorso più libero e vicino ai territori. «Ho deciso di fermarmi e dedicarmi a una sorta di volontariato politico, per dimostrare che si può fare politica anche in un altro modo», ha spiegato dialogando con Nicoletta Bracchi.
Una scelta che lo ha portato a incontrare spesso i più giovani: «Pensavo di dare una mano dove capitava, invece i primi a cercarmi sono stati studenti, università, scuole». Da qui un rapporto sempre più centrale: «È una bella generazione, c’è affetto e interesse reciproco». Per Bersani il distacco non è disinteresse: «Hanno voglia di impegnarsi, ma si chiedono perché i processi decisionali non li coinvolgano». Un divario generazionale oggi più evidente anche per i cambiamenti tecnologici. Sui partiti: «Devono capire che c’è vita fuori, un mondo che si sente escluso». E aggiunge: «Il linguaggio deve essere quello della vita quotidiana, semplice e comprensibile».
Richiama poi una massima latina di Catone: «Rem tene, verba sequentur: afferra la sostanza e le parole verranno. Se non sai una cosa, meglio stare zitti». Durante la chiacchierata, Bersani ha citato anche il suo libro «Chiedimi chi erano i Beatles», dedicato al rapporto tra giovani, politica e memoria storica: «I Beatles sono stati il simbolo di una generazione capace di inventare un linguaggio nuovo e cambiare il proprio tempo». Spazio anche alle radici personali, legate a una famiglia di lavoratori: «Ho imparato molto da mia nonna Cesira, bracciante. Diceva: magari non abbiamo niente, ma ce n’è abbastanza per «fare l’orlo al Po».
E un ricordo dei primi incarichi da ministro: «In una riunione con i sindacati dei benzinai mi guardavano con sospetto. Dissi: vediamo chi di noi ha davvero venduto benzina. Io lo sapevo fare, da ragazzo aiutavo mio padre. A casa tutti dovevano fare il proprio dovere. A scuola ero bravo: qualche «fuga» sì, ma poi tornavo con i voti giusti». Guardando al futuro di Piacenza, l’ex ministro invita a evitare scelte riduttive: «Non bisogna puntare su una sola vocazione a scapito delle altre. Questo territorio ne ha diverse, compatibili e tutte da sviluppare». Un’attenzione particolare va alla logistica: «Abbiamo una centralità territoriale che ha favorito il settore, ma va governata e integrata». Da qui anche una proposta concreta: «La logistica è una città, che la città non conosce. Si potrebbe organizzare un grande evento, un concerto con un grande artista: la gente verrebbe e scoprirebbe quella realtà. Serve anche la percezione delle cose».
Bersani: «Liberalizzare significa difendere i cittadini, non lasciare campo libero al mercato»
Nel suo intervento, Pier Luigi Bersani ha difeso le liberalizzazioni realizzate durante la sua esperienza di governo: «Non mi sono pentito, semmai di non averne fatte di più». Per Bersani esiste un equivoco di fondo: «Liberalizzare non significa lasciare campo libero al mercato, ma difendere cittadini e imprese dalle prepotenze». Sulle riforme è netto: «Quando funzionano si spiegano da sole: nessuno vuole tornare indietro». Sul piano politico, Bersani rivendica il valore del rispetto, anche verso gli avversari: «Un esempio? Umberto Bossi. L’avversario resta avversario, ma sul piano umano può essere stimabile. In Bossi ho sempre visto una coerenza testarda. Era uno che aveva una sua genialità politica. Uno che poteva fare un accordo con Berlusconi e presentarsi in canottiera: non è da tutti». Ricordo un confronto in cui cercai di metterlo in difficoltà, chiedendogli cosa ci facesse con Berlusconi. Lui mi rispose: «Siamo lì anche per voi». Fu una risposta fulminante».
«Serve più attenzione alla memoria, la storia non è un esercizio formale»
Nel corso dell’intervista, Bersani ha parlato del rapporto con i parlamentari piacentini: «Con i piacentini a Roma c’è sempre stato un rapporto corretto, di rispetto». Ma precisa: «Non si frequenta stabilmente, siamo periferia di tutti i centri e centro di niente». Un tratto che associa a sobrietà e riservatezza: «Caratteristiche che aiutano». Richiama anche un’esperienza giovanile: «Gli angeli del fango a Firenze: momenti che segnano una generazione». Oggi il suo unico incarico è all’ISREC Piacenza: «Serve più impegno per valorizzare la memoria. La storia è una cosa seria, aiuta a leggere il presente».

