Tangenziale, una discarica lunga sette chilometri
Viaggio alle porte di Piacenza dove automobilisti e camionisti maleducati lanciano di tutto dai finestrini e le scarpate si riempiono di rifiuti
Cristian Brusamonti
|1 giorno fa

Il raccordo tra tangenziale Sud e strada Caorsana - © Libertà/Cristian Brusamonti
Come reagireste se vi dicessero che esiste una discarica abusiva di rifiuti lunga sette chilometri alle porte della città? Qualcuno si indignerebbe, qualcun altro forse chiederebbe di intervenire o andrebbe di persona a dare una ripulita. Per la tangenziale sud di Piacenza, invece, tutto questo non vale: da anni, alcuni automobilisti e camionisti la utilizzano come cestino per ripulire i propri abitacoli, gettando direttamente i rifiuti dal finestrino. Una presenza continua di residui e materiale vario, lungo tutto il percorso. Non è una novità. Ma adesso che i rifiuti sono molto visibili, sdegnarsi o evitare di normalizzare questa situazione non fa mai male.
Siamo andati a vedere di persona la situazione, percorrendo quei sette chilometri avanti e indietro, gestiti da Anas. Queste settimane sono il momento “migliore” per osservare la situazione “peggiore”: ora che la vegetazione è ferma e le piante sono senza foglie, l’inciviltà umana esplode in tutto il suo degrado. Ma niente paura perché tra un mesetto, o giù di lì, ci penserà la primavera a risolvere la questione: i rifiuti resteranno esattamente dove sono ma saranno nascosti dall’erba alta.

Svincolo Farnesiana
Chilometro dopo chilometro, a distanza piuttosto regolare, spuntano scatoloni e scatolini, pezzi di plastica di difficile identificazione, bottiglie contenitori di tutti i tipi, perfino cassette della frutta, bidoni. Passino i cellophane che qualche camion può aver inavvertitamente perso durante il tragitto; e passino pure i residui degli incidenti stradali mai rimossi, paraurti sbriciolati, cerchioni e molto altro. Gran parte di ciò in cui ci si imbatte è invece frutto di chi considera la questione ambientale secondaria rispetto a tutto il resto.

