Se l’algoritmo decide l’estetica: DLSS 5 di Nvidia e il futuro incerto dell’arte nei videogiochi

Il colosso tech annuncia una tecnologia basata su IA che mette in discussione il sottile confine tra autorialità e progresso

Fabrizia Malgieri
|20 ore fa
Resident Evil Requiem: una sequenza, in particolare, ha dato il via alle polemiche- © Libertà/Fabrizia Malgieri
Resident Evil Requiem: una sequenza, in particolare, ha dato il via alle polemiche- © Libertà/Fabrizia Malgieri
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DLSS-5. No, non è un nome in codice o un gergo da meme, ma è la nuova tecnologia di intelligenza artificiale legata al mondo dei videogiochi che negli ultimi giorni non ha mancato di suscitare un fragoroso chiacchiericcio. Creata da Nvidia – una delle aziende di maggior prestigio tra quelle che si occupano di processori grafici per il mercato videoludico e professionale – questa nuova opportunità tecnologica si propone di trasformare in modo radicale quello che, fino a questo momento, è stato il massiccio comparto grafico del mondo del gaming.
La grande novità risiede nel cosiddetto “neural rendering”, per cui si intende quella capacità dell’intelligenza artificiale di partecipare in modo attivo alla creazione dell’immagine finale – e dunque, non limitarsi solo a migliorare la risoluzione o generare frame. Detto altrimenti, grazie a DLSS 5 i videogiochi possono godere di una grafica di gran lunga molto più realistica in termini di illuminazioni, texture, volti e così via; non solo: la novità di Nvidia permette di sfruttare in modo massiccio l’utilizzo della IA generativa in tempo reale. Siamo di fronte ad un significativo cambio di paradigma: non si parla più, dunque, di un rendering “classico”, ma di immagini che, almeno in parte, vengono “inventate” dall’intelligenza artificiale – e questo, in altri termini, significa da un lato migliorare drasticamente il realismo all’interno delle esperienze di gioco digitali, ma al tempo stesso – e questo è il punto fondamentale – “alleggerire” il carico hardware. Sebbene questo punto rappresenti indubbiamente il più grande punto di forza sotteso al DLSS 5, l’annuncio di questa nuova tecnologia non ha mancato di generare una certa indignazione non solo da parte degli addetti ai lavori – in particolare, da parte chi si occupa del comparto grafico/artistico all’interno delle opere videoludiche – ma anche da parte della stessa utenza. In particolare, molti videogiocatori hanno criticato DLSS 5 perché – e questo quantomeno alla luce delle immagini mostrate dalla stessa compagnia in occasione dell’annuncio della tecnologia – sembrerebbe alterare in modo significativo lo stile artistico originale del gioco, modificando volti e illuminazione in modo “eccessivamente perfetto” o artificiale. In particolare, a muovere le critiche è stata una sequenza tratta dal nuovissimo videogioco di Capcom, “Resident Evil Requiem”, in cui la protagonista Grace ha subito un sostanziale “lifting” rispetto alle fattezze del character design originale, dal momento che l’aspetto del personaggio viene percepito non solo come innaturale ma anche creando un fastidioso effetto “filtro di Instagram” che altera i connotati del personaggio – nonché, nota ancor più importante, il lavoro dell’artista che ha generato il design del personaggio. Ed è esattamente qui il punto che su cui le diverse voci contrarie alle prospettive che questa nuova tecnologia introduce si sono fortemente accese, e hanno dato vita ad una discussione ancora più strutturata: chi sarà a decidere, d’ora in avanti, sull’aspetto finale di un videogioco, l’art direction degli sviluppatori oppure un modello AI che “migliora” automaticamente l’immagine? Dal canto suo, Nvidia – tramite il CEO Jensen Huang – ha respinto le critiche, sostenendo che in realtà gli sviluppatori manterranno il controllo artistico sul prodotto, e che i giocatori, in realtà, hanno mal interpretato quello che potrebbe essere il reale utilizzo di DLSS 5.
Il pubblico degli sviluppatori è al tempo stesso molto diviso: se da un lato ci sono studi di sviluppo come Epic Games (quelli di “Fortnite”, per intenderci) hanno difeso DLSS 5, sostenendo che migliora realismo e qualità visiva e che le critiche derivano dal fatto che sia un’intelligenza artificiale e non da ciò che realmente è in grado di fare, dall’altro lato ci sono diversi addetti ai lavori che non hanno mancato di sollevare molte perplessità sul ruolo che questa IA potrebbe avere all’interno dello sviluppo di opere videoludiche. È evidente che la questione che gravita attorno a DLSS 5 è piuttosto controversa, in quanto si divide tra chi intravede in esso il reale futuro della grafica e chi, invece, teme una perdita di identità artistica, con il rischio che nel tempo si assista ad un sostanziale appiattimento delle forme artistico-creative sottese al videogioco.
Starfield
Starfield
A margine della presentazione, un ruolo tutt’altro che secondario è stato giocato dalla nascita di una vera e propria ondata di meme, diffusasi rapidamente sui social e nelle community online. In particolare, molti utenti hanno ironizzato sul presunto effetto “abbellente” dell’intelligenza artificiale, paragonando DLSS 5 a un filtro di Instagram o a quelle applicazioni che modificano automaticamente i volti rendendoli più levigati e simmetrici. Screenshot comparativi, volutamente esasperati, hanno mostrato personaggi trasformati in versioni iper-lucide e innaturalmente perfette, dando vita a battute ricorrenti come “DLSS 5 ti rifà il volto gratis” o “più che rendering, è chirurgia estetica digitale”. Questi contenuti, pur nella loro leggerezza, hanno contribuito a rendere immediatamente percepibile anche al grande pubblico il nodo critico della tecnologia: la sensazione che l’intervento dell’AI non sia neutro, ma porti con sé una precisa “interpretazione” estetica. Proprio da questa percezione nasce una riflessione più profonda legata all’identità artistica del videogioco. Tradizionalmente, ogni opera videoludica è il risultato di un equilibrio delicato tra direzione artistica, scelte stilistiche e limiti tecnici: elementi che insieme definiscono un’estetica riconoscibile e intenzionale. L’introduzione di sistemi come DLSS 5 rischia di incrinare questo equilibrio, poiché delega parte della resa visiva finale a un modello generativo che opera secondo logiche statistiche e non autoriali. Il rischio, secondo molti critici, non è solo quello di alterare singoli dettagli, ma di introdurre una sorta di “standardizzazione invisibile”, in cui volti, luci e materiali tendono verso un ideale di realismo omogeneo, potenzialmente scollegato dalle intenzioni originali degli artisti. In questo scenario, il problema non è tanto la qualità dell’immagine – spesso superiore – quanto la perdita di controllo creativo sul risultato finale. DLSS 5 rappresenta senza dubbio uno dei passaggi più significativi nell’evoluzione tecnologica del medium videoludico, ponendosi come un ponte tra rendering tradizionale e generazione artificiale delle immagini. Tuttavia, come spesso accade con le innovazioni più radicali, il suo impatto non può essere valutato esclusivamente in termini di prestazioni o realismo. La reazione della comunità – tra entusiasmi, critiche e ironia – dimostra che il videogioco non è solo tecnologia, ma anche e soprattutto espressione artistica. Il vero banco di prova per DLSS 5 sarà dunque la sua capacità di integrarsi in questo equilibrio complesso: non sostituendo la visione degli autori, ma amplificandola senza snaturarla.