L’analisi

“Invasione” cinese, Piacenza nella top ten italiana per imprese con gli occhi a mandorla

30 gennaio 2020

Centonovanta ditte individuali operanti nella provincia di Piacenza nell’ultimo trimestre del 2019.

In 5 anni la crescita delle imprese individuali con titolari di cittadinanza cinese a Piacenza è stata vorticosa, oltre il 50 per cento. Siamo nella top ten, per imponenza, di tutta Italia. Le aziende del colosso asiatico incidono per ora per l’1,2% sul totale di quelle che operano in territorio piacentino.
Ristorazione e bar, insieme ai mini e supermarket dell’Estremo Oriente sono gli ambiti più gettonati da chi arriva dalla Cina e si stabilisce a Piacenza per lavorare in proprio.
Le attività più gettonate sono bar e ristoranti (insieme ai saloni per i capelli). Ed è a questo ambito, il più voluminoso, che va ascritta l’incredibile ascesa delle ditte cinesi a Piacenza.

“A livello italiano – analizza l’economista Paolo Rizzi, docente dell’università Cattolica di Piacenza – l’8 per cento è il peso della manifattura, il 3,8 per cento quello della ristorazione, il 2,9 va al commercio. Piacenza in questo caso – valuta Rizzi – si distingue. Perché, in quelle 190 imprese individuali cinesi, ben l’8,5 per cento è costituito da commercio e ristorazione”.

Alfredo Parietti, presidente della Camera di Commercio di Piacenza, non si sorprende dei numeri. “Piacenza, del resto – considera – segue un trend italiano in atto da diversi anni.  Siamo in un mercato globale, l’apertura è e deve essere a 360 gradi. E’ importante – fa notare – che queste realtà imprenditoriali siano anche rispettose degli standard normativi, detto ciò il mercato è di tutti”. Per concludere con un auspicio, il presidente Parietti: “Piacenza, nel suo centro storico e nei territori di montagna, conserva ancora bellissime realtà tipiche di commercio e di artigianato. E’ quindi importante che a loro sostegno, per conservare queste tipicità il tessuto locale si mobiliti, dalle forze politiche a quelle economiche, perché si tratta di una ricchezza che non possiamo perdere”.

 

 

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