A Ziano si allevano alpaca nonostante burocrazia e complicazioni

07 Marzo 2018


Gloria Merli dispone sul tavolo il suo lavoro, il frutto della sua fatica. Sono guanti, sciarpe, cuffie, pantofole di lana. Un materiale “allevato, raccolto e lavorato” nell’azienda che gestisce insieme alla madre Giuseppina Penna. Due donne alla guida di una realtà unica nella nostra provincia. Nella loro azienda a Marano di Ziano, infatti, oltre a coltivare la vite, allevano alpaca, mammiferi della famiglia dei camelidi originari del Sud America grazie ai quali si produce la famosa lana soffice e anallergica. Un angolo di paradiso (la vista sulle colline della Valtidone è spettacolare) minacciato da una burocrazia ed un’arretratezza amministrativa lenta e complicata. “L’alpaca sul territorio italiano – spiega l’allevatrice ventisettenne – non è riconosciuto come animale da reddito per cui non viene contemplato come un animale da allevamento tradizionale, come potrebbe essere un ovino o un bovino  In alcune regioni italiane, ci sono dei riconoscimenti pseudo regionali che valgono solo per quella determinata area in cui l’alpaca viene contemplato nelle tabelle degli allevamenti. Per cui in quel caso chi fruisce di questo termine, all’interno di quella regione, riesce ad ottenere anche dei contributi per il Psr (programma sviluppo rurale) mentre noi emiliani non abbiamo questo riconoscimento”.

Nonostante le difficoltà le due donne tengono duro. Non vogliono mollare quell’attività che le fa alzare, con un sorriso sulle labbra, ogni mattina per accudire gli otto animali affettuosi, sensibili e calmi.

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