Emergenza ciclisti: in 10 anni 2mila incidenti e 24 morti nel Piacentino
Il Politecnico mappa i punti critici. La maggior parte degli scontri avviene su rettilinei a doppio senso. I giorni più pericolosi: martedì alle 19 e giovedì alle 9

Paola Brianti
|4 mesi fa

Per 200 persone l’anno, e sono 2mila tra Piacenza e provincia, c’è un momento che cambia tutto, in cui la quotidianità si guasta in modo irreparabile. Sono persone che escono in bici, per una commissione o per andare al lavoro: 24 di loro non sono più rientrate. Altre 2mila ce l’hanno fatta solo dopo lunghi ricoveri, uno o più interventi, interminabili fisioterapie e comunque, alla fine, niente è stato più come prima.
Lo dice "l’Atlante italiano dei morti (e dei feriti gravi) in bici", un meticoloso lavoro di raccolta realizzato dal Craft del dipartimento di Architettura e studi urbani del Politecnico di Milano. Il gruppo di ricerca, guidato dal professor Paolo Bozzuto, ha collezionato centinaia di numeri dalle banche dati Istat tra il 2014 e il 2023, arrivando a fotografare la più completa mappa mai realizzata fino ad oggi in Italia degli incidenti che hanno coinvolto ciclisti. Uno strumento gratuito, consultabile su internet, che può tornare utile anche agli assessorati alla Viabilità, perché ricco di dati non scontati.
La strage di over 65
I numeri dicono che si muore tanto in sella, e l’età più delicata è quella degli over 65, che tradizionalmente si sposta in bici per fare la spesa, andare a una visita al cimitero o a ritirare la pensione. Tra le pieghe delle statistiche, dei sei morti rimasti a terra sulle strade di Piacenza, cinque sono proprio over 65. In tutta la provincia sono 15 su 24.
Che per l’Atlante sono numeri, ma Libertà ne conosce i nomi, ogni giorno racconta la Spoon river di chi non ce l’ha fatta.
Maria Carla Dodici aveva 82 anni quando, lo scorso settembre, è stata travolta da un furgone in viale Dante: il dolore della sua famiglia e di un quartiere intero, dove tutti la conoscevano, sta fuori dalla raccolta dati che arriva soltanto al 2023.
Rientra invece la tragedia di Franco Villa, che nel 2017 aveva 77 anni: è morto investito da un camion all’incrocio tra viale Dante, via Damiani e via Nasolini, stava andando a fare la spesa. I commercianti avevano definito quell’incrocio "una roulette russa", chiedevano a gran voce una rotatoria che potesse invertirne la pericolosità. A otto anni di distanza, qualcosa si muove.
E nell’Atlante c’è anche un numero che corrisponde a Germano Perdoni, 72 anni, ex barbiere di Castellarquato, che sempre si concedeva una pedalata su quella strada sì bella e insidiosa: è morto in un incidente con una Panda sulla provinciale 21 di Lugagnano, al bivio per Mocomero di Vernasca.
I pensionati sono anche la stragrande maggioranza dei feriti: sono 421 su 2mila, sono, soprattutto, persone che difficilmente potranno tornare a vivere la stessa esistenza di prima.
I venti bambini feriti
Dalla parte opposta, tra i feriti gravi c’è un bambino che all’epoca aveva meno di cinque anni, probabilmente aveva iniziato da poco a pedalare, e altri venti sotto i 14 anni. Un popolo di giovanissimi caricati a sirene spiegate dalle ambulanze, probabilmente altrettanti automobilisti che, scesi dalla macchina, hanno messo le mani nei capelli e pronunciato le parole: "Non l’ho visto".
I rettilinei a rischio
Dall’Atlante, emerge anche che la maggior parte degli scontri con ciclisti avviene su tratti rettilinei di strade a doppio senso. Non a Fiorenzuola, che con 70 incidenti è seconda con lungo stacco dietro a Piacenza (a quota 1.519): in Valdarda sono gli incroci il punto più critico. Per gli anni 2022 e 2023, è anche possibile localizzare il punto esatto in cui l’incidente è avvenuto.
I due giorni più pericolosi
Ci sono poi giorni che paiono più temibili di altri, che si guadagnano una casella color rosso fuoco perché è in quel frammento di settimana che l’incidenza degli scontri si fa altissima: nel Piacentino sono il martedì alle 19 e il giovedì alle 9 del mattino. Dev’esserci un motivo, non può essere un caso, ma questo i numeri non lo sanno spiegare.
E i ciclisti della notte
Anche Singh Sukhjinder non fa parte delle statistiche: è morto lo scorso ottobre sulla provinciale Mottaziana mentre andava a lavorare in bici al turno notturno. Aveva 37 anni e tre figli, uno di appena un anno. Lui e la galassia di lavoratori della logistica hanno ricominciato a popolare le strade come si faceva una volta, quando i nostri vecchi non avevano altri mezzi per spostarsi se non una bicicletta e percorrevano decine di chilometri per arrivare in città, avanti e indietro. Ma le strade extraurbane non sono più in grado di accogliere in sicurezza questo popolo nuovo e antico, tanto che i numeri diffusi dai tre sindacati Cgil, Cisl e Uil sono impressionanti: tra gennaio e agosto del 2024 hanno contato 433 infortuni in itinere, mortali o con conseguenze indelebili. La maggior parte sono incidenti in bici. Sono persone per cui la vita, in un attimo di una notte qualunque, è cambiata per sempre.
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