Storie di voi, il maestro meccanico di 86 anni: «Ascolto ancora i motori»
L'ultima rinascita ha riguardato una Bianchina del '63. Lui è Pietro Biselli, artigiano della meccanica che dalla collaborazione con Abarth ad oggi non ha mai smesso di emozionarsi

Marco Vincenti
|3 ore fa
Le mani sporche di olio, gli occhi lucidi incapaci di trattenere l'emozione. Non si deve essere esperti di motori per rimanere colpiti dalla storia di Pietro Biselli, 86enne piacentino che con lo sguardo lucido e vivo racconta un’epoca intera. Un tempo in cui bastavano orecchio, intuito e passione per rimettere in strada qualsiasi macchina. Un tempo che oggi sopravvive nelle parole e nei gesti del maestro meccanico protagonista dell'ultima tappa del viaggio tra le "Storie di voi" in onda, come ogni sabato, nelle edizioni delle 13.15 e delle 19.30 del Tgl sul canale 76 di Telelibertà.
«Ho cominciato ad appassionarmi al mondo dei motori grazie alla velocità. La prima auto del cuore è stata la Topolino, ma poi è arrivata la Cinquecento che era più sprint e quindi ha attirato tutta la mia attenzione – ripercorre la sua storia Pietro -. Già da ragazzino guardavo tutte le gare, dal rally alle corse in salita e in pista. Poi ho avuto la fortuna di poter vivere certe emozioni sulla mia pelle, correndo un po’ in tutta Italia e conquistando anche qualche bel risultato». «Qualche bel risultato» come dice il fin troppo umile Pietro che ha portato il suo nome sulla scrivania di Carlo Abarth, fondatore nel 1949 del noto marchio legato all’inconfondibile rombo delle prime marmitte foderate con lana di vetro. «Enzo Osella, braccio destro di Abarth, mi chiamava chiedendomi di controllare i motori delle auto da corsa prima e dopo le gare – ricorda Pietro -. Mi aggiornavano sempre sulle modifiche e miglioramenti pensati per aumentare prestazioni, resistenza e velocità». Confronti, consigli e collaborazione che hanno portato il maestro meccanico a lavorare dal 1973 per oltre trent’anni a servizio del noto simbolo dello scorpione.
«Questo Biselli a Piacenza cammina bene con la Cinquecento» il commento di Abarth dopo una gara di Pietro nella corsa in salita di Vernasca. Anche dopo la pensione (solo sulla carta) il meccanico ha continuato a tenersi aggiornato tra libri e motori di smontare e rimontare. «Delle Abarth conosco tutto, vita e miracoli – le sue parole -. A volte me le sogno pure di notte». La passione col tempo di certo non è calata, semmai cresciuta. Ma non parlate a Pietro di auto moderne: «Per me è come se non esistessero – afferma deciso -. Una volta le macchine erano fatte per durare, ora si va verso il contrario. Non ci sono paragoni tra i motori dei mei tempi e quelli di oggi».
«Non vorrei offendere nessuno però adesso fa tutto il computer – continua -, ci sono attrezzature che ascoltano e intervengono al posto del meccanico. Prima bisognava avere orecchio e manualità e con due attrezzi e un po’ di attenzione facevi ripartire qualsiasi mezzo, adesso sarebbe impossibile, Comanda l’elettronica».
L'ultima auto fatta rinascere
Le mani di Pietro, a 86 anni, ancora si sporcano di olio per ripristinare auto d’epoca dal fascino immutato come la Bianchina del 1963 di proprietà di Kastriot Cara, un’auto gioiello che tanto ricorda la vettura con cui usciva le prime volte con Marisa: unico amore capace di competere con la sua passione per i motori. «Io vorrei che smettesse, perchè è sempre un po’ a rischio, ma per lui ascoltare i motori, coricarsi sotto le auto per sistemare una o due guarnizioni è tutto» ci confida la donna che da sempre è stata compagna di viaggio e di viaggi per tutta l’Italia. «L’ho sempre saputo della sua passione per le corse e per le auto – continua -, un giorno prima di sposarci venne a trovarmi mia suocera a lavoro per avvertirmi che Pierino amasse correre in macchina, ma sapevo già allora che non avrei potuto fermare il suo primo grande amore». Sposati dal 1969 anche Marisa è diventata un’esperta di motori rombanti e non si tira mai indietro per un giro di prova con una vettura appena sistemata. In queste settimane l’artigiano piacentino, classe 1940, a sbaffo della carta d’identità continua, come ha fatto per tutta la vita, ad ascoltare i motori, capirne le problematiche e intervenire per farli risuonare. L’ultima auto fatta rinascere è proprio quella che utilizza Cara per promuovere la sua agenzia immobiliare: «È stato un onore per me vedere all’opera Pietro – commenta -. Ho potuto assistere a un modo diverso di lavorare e vivere la meccanica, riassaporando la bellezza autentica delle cose fatte con cura, dei gesti lenti e precisi e della passione che attraversa le generazioni». Un dialogo antico tra uomo e macchina che resiste al tempo, e che continua a brillare negli occhi emozionati di «Pierino».
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