Un libro per non diventare paese-dormitorio: Sant’Antonio riscopre le sue glorie
Edoardo Bavagnoli e Giovanna Sogni ripercorrono il passato del paese che fu un comune autonomo. Ampio spazio a scuole, esercizi commerciali, osterie, cooperative, feste popolari, tradizioni gastronomiche come i turtlitt

Giorgio Lambri
|2 mesi fa

Sant'Antonio in una foto d'epoca

La cosiddetta “sindrome del dormitorio” colpisce da anni molti paesi di prima fascia urbana, svuotandoli progressivamente di identità, socialità e senso di appartenenza. Comunità un tempo vive e solidali rischiano di trasformarsi in anonimi agglomerati residenziali. A questa deriva si oppone Sant’Antonio a Trebbia, frazione di Piacenza cresciuta numericamente ma determinata a conservare l’anima di “paese”.
Da questa volontà nasce il volume Sant’Antonio a Trebbia. Una storia per immagini, realizzato da Edoardo Bavagnoli e Giovanna Sogni. Lei, storica abitante e appassionata collezionista di fotografie e cartoline d’epoca; lui, studioso di storia locale. Il libro racconta la comunità attraverso immagini e documenti, restituendo memoria e identità al borgo.

Sant’Antonio, oggi quartiere cittadino, fu per secoli un comune autonomo (1810-1923), con confini molto estesi. Questa lunga storia ha rafforzato nel tempo forti legami sociali, ancora vivi. Il volume parte dal cuore della frazione, la chiesa medievale, e ripercorre cerimonie, vita quotidiana e grandi trasformazioni urbanistiche.
Ampio spazio è dedicato a scuole, esercizi commerciali, osterie, cooperative, feste popolari, tradizioni gastronomiche come i turtlitt (riconosciuti De.Co.), allo sport e alle cascine storiche del territorio. Le immagini documentano la crescita del borgo, i bombardamenti, le infrastrutture e la vita comunitaria.
Il libro è anche un atto d’amore verso Sant’Antonio e uno strumento per contrastare la perdita di memoria collettiva. È disponibile in parrocchia. Bavagnoli e Sogni continuano a promuovere iniziative culturali per mantenere vivo il senso identitario della frazione.
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