“Via i fascisti da Piacenza”. Il corteo contro la remigrazione
Promosso dai collettivi Controtendenza, R-esisto! e Collettivo Schiaffo, insieme al sindacato S.I. Cobas di Piacenza

Marcello Tassi
|5 giorni fa

“Via i fascisti da Piacenza”.
Il messaggio campeggia a caratteri cubitali su uno striscione che apre il corteo e non lascia spazio a interpretazioni. È la risposta netta di una parte della città nei confronti della manifestazione dell’ultradestra che si è svolta nel pomeriggio. Una risposta che prende forma nelle strade, tra slogan, bandiere e una partecipazione ampia e trasversale.
Nel primo pomeriggio di oggi Piacenza è stata attraversata dal corteo antifascista promosso dai collettivi Controtendenza, R-esisto! e Collettivo Schiaffo, insieme al sindacato S.I. Cobas di Piacenza. Presenti circa 300 partecipanti, tra italiani, piacentini, stranieri e studenti.
La mobilitazione nasce come reazione alla manifestazione indetta alle 16 in zona Barriera Milano dal Comitato nazionale “Remigrazione e Riconquista”, una realtà che riunisce diverse sigle dell’ultradestra italiana, tra cui CasaPound, Skinhead Veneti e Rete dei Patrioti. Per quel corteo sono attese circa mille persone, in gran parte provenienti da fuori provincia.
Il corteo antifascista è partito poco prima delle 15 dall’area del Cheope, in via IV Novembre. Questo il tragitto: Facsal, Stradone Farnese, un tratto di Corso Vittorio Emanuele, piazzale Genova e via 24 Maggio, fino a raggiungere il quartiere Infrangibile, dove la manifestazione si è conclusa senza problemi di ordine pubblico.
A spiegare le ragioni della mobilitazione è Michela De Nittis, del S.I. Cobas di Piacenza:
«Le motivazioni sono semplici: Piacenza è una città medaglia d’oro alla Resistenza, con una storia partigiana importante alle spalle. È vergognoso che qui si possa svolgere una manifestazione di questo stampo. So che sono parole forti, ma parliamo di una manifestazione nazista, che porta in città realtà come Fronte Veneto Skinhead e CasaPound».
De Nittis esprime anche indignazione per l’autorizzazione concessa alla manifestazione dell’ultradestra:
«Siamo indignati che a queste realtà sia stato permesso di mettere piede a Piacenza. Inoltre la sensazione è che la scelta della città non sia casuale: negli ultimi quindici anni qui si sono combattute importanti battaglie sindacali nella logistica, battaglie che hanno portato dignità e diritti a lavoratori italiani e stranieri uniti insieme. È uno schiaffo in faccia alla storia della nostra città. La giunta comunale avrebbe dovuto prendere posizione: la nostra è una Costituzione antifascista. Per questo oggi diciamo che Piacenza, ora come sempre, è antifascista e antinazista».
Numerosa anche la presenza di giovanissimi e studenti. Tra loro Estella Dallagiovanna, studentessa e rappresentante del Collettivo Schiaffo:
«È inaccettabile che la proposta di questa cosiddetta remigrazione possa arrivare fino alla Camera. Noi studenti scendiamo in piazza per dire no a quello che per noi è un autentico schifo».
La manifestazione è stata scortata dalle forze dell’ordine: 200 uomini del reparto celere della polizia di Stato con una decina di camionette, oltre a Digos e polizia locale. Imponente il dispositivo di sicurezza predisposto dalle autorità, con l’obiettivo di evitare qualsiasi contatto tra i due schieramenti. Il timore principale, come spesso accade in situazioni di questo tipo, riguarda la possibile presenza dei cosiddetti “cani sciolti”, soggetti estranei alle manifestazioni ufficiali che potrebbero tentare azioni isolate.
REMIGRAZIONE E RINCONQUISTA - Il Comitato “Remigrazione e Riconquista” porta avanti una linea politica che propone una drastica inversione delle politiche migratorie: controllo rigoroso dei flussi, espulsione degli irregolari e di chi delinque, introduzione della “remigrazione” — intesa come ritorno volontario o incentivato nei Paesi d’origine —, blocco delle Ong, confisca dei proventi dell’immigrazione clandestina e reindirizzamento dei fondi dell’accoglienza verso la natalità italiana. Il comitato ha inoltre depositato una proposta di legge di iniziativa popolare, avviando la raccolta delle 50mila firme necessarie.


















