Dalla gestione del Gemelli all’insegnamento: il percorso di Marco Elefanti
E' stato per otto anni direttore generale di una delle strutture sanitarie più grandi e complesse d'Italia, la Fondazione Policlinico Universitario "Agostino Gemelli".
Matteo Prati
|4 mesi fa

Dalla sanità al mondo accademico, dalla politica alla passione per lo sport. Marco Elefanti, professore e manager piacentino di lungo corso, è stato ospite, ieri sera, nel salotto dello Specchio di Piacenza, dove ha ripercorso con la giornalista Nicoletta Bracchi alcune tappe del suo percorso umano e professionale, con il tono misurato e diretto che lo contraddistingue. «Il mio lavoro è insegnare – ha sottolineato – anche se negli ultimi anni ho un po’ trascurato la parte legata alla ricerca. Mi sono sempre occupato delle dinamiche aziendali e delle relazioni tra le organizzazioni. È lì che si comprende davvero come funzionano i meccanismi del sistema». Classe 1961, ordinario di Economia aziendale all’Università Cattolica, Elefanti ha alle spalle una lunga carriera accademica e manageriale. Dopo l’esperienza all’Università di Parma, è stato direttore amministrativo della Cattolica e, per un doppio mandato, direttore generale della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma. Parallelamente, anche direttore scientifico del Master FIFA in Management dello Sport, realizzato con le università di Neuchâtel, Leicester e SDA Bocconi.
Nel suo cammino, non è mancata una parentesi amministrativa: tra il 2002 e il 2004 fece parte della prima Giunta comunale guidata da Roberto Reggi. «Ricordo che mio padre mi disse: “ma cosa ti viene in mente, non vincerà assolutamente”. Io, invece, mi candidai in una lista civica a sostegno di Reggi. E poi lui vinse, ammetto che il mio coinvolgimento da assessore fu del tutto imprevisto. È stata un’esperienza intensa, che mi ha insegnato molto». E quando gli chiedono se abbia mai pensato di candidarsi come sindaco, Elefanti allarga il sorriso: «Sì, me l’hanno chiesto. Una volta ho pensato di accettare, ma alla fine ha prevalso la parte più razionale. Credo che per guidare una città ci voglia un profilo giovane, servano motivazioni forti, entusiasmo, competenza e carisma. Ma anche una buona dose di energia fisica: i sindaci sono costantemente sollecitati e devono affrontare dinamiche complesse, anche interne alle maggioranze».
Elefanti, da direttore generale, ha guidato per otto anni una delle strutture sanitarie più grandi e complesse d’Italia, la Fondazione Policlinico Universitario “Agostino Gemelli”. «È stata un’esperienza importante, significativa e stimolante, ma anche complicata – ha spiegato – il Gemelli è un grande ospedale di chiara ispirazione cattolica, con valori che cercano di rispondere ai bisogni universali dei cittadini. Sin dalle origini, il Gemelli si fonda su un principio semplice e profondo: essere un ospedale per tutti, dove nessuno viene escluso e ogni paziente trova accoglienza e cura, senza distinzioni.
Tuttavia, è anche una macchina molto complicata da gestire dal punto di vista economico». Quando si parla di leadership, Elefanti è netto: «Per formazione, considero la decisione come il cuore dell’organizzazione. Una decisione presa troppo tardi spesso è inutile. Il segreto è la tempestività. Bisogna essere pronti al cambiamento, avere visione e capacità di cogliere in anticipo le tendenze, per adeguarle e renderle vincenti». Come professore, si definisce “aperto ma rigoroso”: «Credo nel dialogo, compatibilmente con certe regole. Il rispetto reciproco è la prima cosa». Sul futuro di Piacenza, la visione è chiara: «È una città dove si vive bene, ma non è facile immaginare uno sviluppo industriale su larga scala. Credo che la vicinanza con Milano rappresenti un’opportunità da cogliere. I centri di ricerca e le università – la Cattolica, il Politecnico e il nuovo corso di Medicina e Infermieristica – sono un arricchimento enorme. Forse mancano ancora infrastrutture adeguate per sostenere in toto questa crescita».
Il lato più personale di Marco Elefanti: tra Valluretta, figli e calcio
Il dialogo con Nicoletta Bracchi è poi proseguito su toni più intimi, tra ricordi di famiglia e riflessioni sul tempo che passa. Elefanti, abituato a muoversi tra cifre, strategie e decisioni complesse, si è lasciato andare a confidenze più personali, raccontando il suo legame profondo con le radici. «Sono molto legato alla Valluretta – ha confidato – è casa, è il luogo dove torno per rimettere i piedi per terra». Un legame che si intreccia anche ai ricordi di famiglia. Con un sorriso, il professore racconta dei figli, entrambi ormai all’estero: «Papà amico? Il giusto. Mia figlia si è laureata a Londra e oggi lavora a Parigi, come anche mio figlio. È bello vederli costruire la loro strada, anche se un po’ lontano».
Poi la conversazione scivola su un terreno che gli è da sempre familiare: lo sport. «Il calcio, soprattutto, è stato una parte importante della mia vita – ricorda – ho giocato fino a 34 anni, nei dilettanti, tra campi di di provincia. È stato un periodo bellissimo, fatto di amicizie sincere e di un senso di appartenenza che ancora oggi mi accompagna. Molti di quegli amici li frequento tuttora, è bello sapere che certe cose non si perdono». Con l’età, il ritmo è cambiato, ma la passione è rimasta la stessa. «Dopo l’intervento e le protesi alle ginocchia ginocchio, sto recuperando e vorrei presto tornare a sciare. Lo sport resta per me un’esigenza, non solo fisica ma anche mentale, è il modo più diretto per ritrovare equilibrio e combattere lo stress». Tutte le puntate di “Lo specchio di Piacenza” sono disponibili su on demand del sito Liberta.it.
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