Dolore al ginocchio, muore dopo le dimissioni da due ospedali
Oggi l'autopsia di Lorenzo Malaraggia, 54 anni. Lavorava a San Rocco al Porto
Redazione Online
|23 ore fa

Lorenzo Malaraggia
«Non si può andare tre volte in ospedale e morire per un dolore al ginocchio». È lo sfogo dei familiari di Lorenzo Malaraggia, 54 anni, residente a San Colombano al Lambro, sposato e padre di un figlio di dieci anni, dipendente della Formec Biffi di San Rocco al Porto. La famiglia si è rivolta ai carabinieri e la Procura di Lodi ha aperto un fascicolo conoscitivo, disponendo il sequestro della salma. L’autopsia, fissata per oggi all’Istituto di Medicina legale di Pavia, dovrà chiarire le cause del decesso, avvenuto domenica mattina all’ospedale Maggiore di Lodi, dopo che il giorno precedente l’uomo era stato dimesso due volte, la a Lodi e poi all’ospedale di Piacenza.
Tutto inizia giovedì con un dolore al ginocchio destro, per il quale il medico di base prescrive antidolorifici. Il giorno successivo il ginocchio si gonfia e sabato mattina compaiono anche difficoltà respiratorie, che portano all’intervento del 118. Al Pronto Soccorso di Lodi gli esami evidenziano, secondo quanto riferito dai familiari, liquido articolare, ma l’uomo viene dimesso con l’indicazione di un’aspirazione successiva. Il dolore persiste e la famiglia si reca quindi all’ospedale di Piacenza, dove la necessità dell’aspirazione viene confermata, ma per l'intervento gli viene detto di tornare nei giorni seguenti.
Nella notte tra sabato e domenica, però, le condizioni peggiorano: dopo l’intervento della guardia medica, Malaraggia entra in stato confusionale e viene nuovamente trasportato a Lodi, dove entra in arresto cardiaco. Inutili i tentativi di rianimazione.
La famiglia chiede ora chiarezza su eventuali ritardi o criticità nella gestione clinica. Il fascicolo è seguito dalla pm Antonella Dipinto.
Nel frattempo l’Azienda Usl di Piacenza ha fatto sapere, attraverso una nota, di avere piena fiducia nell’operato degli organi competenti, confermando la totale disponibilità a collaborare, mettendo a disposizione tutta la documentazione e gli elementi utili alle verifiche, ed esprimendo cordoglio ai familiari del paziente. Analoga la posizione dell’Azienda socio sanitaria territoriale di Lodi.
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