Brindisi alla sala “Guido Rossa”: «La vittoria del No è un segnale politico chiaro»
«La nostra, comunque, non è mai stata una battaglia contro il governo: per noi conta che la Costituzione non sia stata modificata»
Thomas Trenchi
|3 ore fa

Alla soglia delle 22mila sezioni scrutinate in Italia su 61.533, 196 su 299 nel Piacentino, qualcuno appoggia una bottiglia di champagne sulla scrivania. «Fermo, aspetta», dicono i più prudenti. Ma i minuti scorrono, i dati si consolidano, i sorrisi iniziano a comparire. Baci, abbracci, mani che si stringono. A quota 35.485 sezioni spuntano i bicchieri di plastica appoggiati sul tappo. «Brindiamo?». Ancora no, ma la direzione appare segnata. Superate le 46mila sezioni, il brindisi scatta. Applausi. La tensione si scioglie. Si festeggia il dato nazionale. «A noi, anzi alla difesa della Costituzione», dice Alessandro Molari, portavoce del comitato civico per il No. Con lui, in prima fila, ci sono il segretario provinciale della Cgil Ivo Bussacchini, la segretaria cittadina del Pd Michela Cucchetti, i consiglieri comunali Boris Infantino e Costanza De Poli, il responsabile comunicazione Mattia Motta e molti altri attivisti.
La sala “Guido Rossa” della Camera del Lavoro di Piacenza è il quartier generale del No: televisione accesa sulle maratone dei talk, tablet e telefonini collegati al portale Eligendo, chat WhatsApp che scorrono senza sosta. Per Cucchetti «la vittoria del No è un segnale politico chiaro. È stata respinta una proposta che abbiamo giudicato sbagliata nel merito e nel metodo». Secondo Bussacchini, «il dato politico è chiarissimo: quando si prova a intervenire sulla Costituzione a colpi di maggioranza, il Paese reagisce e dice no». Sul piano locale, il quadro è diverso: nella nostra provincia il Sì ha vinto con il 56,16%. «Non so se definirla una débacle nel Piacentino – osserva Molari – la nostra, comunque, non è mai stata una battaglia contro il governo: per noi conta che la Costituzione non sia stata modificata». E il giovane portavoce, 26 anni, insiste: I problemi della giustizia esistono, ma si affrontano con leggi ordinarie e investimenti, a partire da organici e strumenti». Il messaggio che arriva è che i cittadini non sono disposti a cambiare la Carta su impulso dall’alto e con queste modalità. I problemi della giustizia esistono, ma si affrontano con leggi ordinarie e investimenti, a partire da organici e strumenti».
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