Ponte Lenzino, il crollo e il mistero dei giunti «Perché mai realizzati?»

Il giudice Vincenzo Riganti e le responsabilità di Anas. Ben due progetti prevedevano soluzioni che avrebbero alleviato la spinta della frana

Paolo Marino
Paolo Marino
|3 ore fa
Ponte Lenzino, il crollo e il mistero dei giunti «Perché mai realizzati?»
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Perché non sono stati realizzati i giunti di dilatazione previsti in due distinti progetti che avrebbero permesso di alleviare la spinta della frana di Carisasca sulla spalla di Ponte Lenzino e, verosimilmente, di evitarne il crollo? È una domanda che si pone il giudice Vincenzo Riganti nella sentenza con la quale ha prosciolto, perché il fatto non sussiste, gli ingegneri e i tecnici che nel tempo si occuparono della manutenzione della struttura lungo la statale 45, tra i comuni di Corte Brugnatella e Cerignale, collassata sei anni fa. Nelle carte raccolte durante l’indagine, e in quelle a disposizione del tribunale nel corso dell’udienza preliminare, non c’è una risposta. La decisione di non realizzare i giunti non trova una spiegazione. E a tutt’oggi, le ragioni sottese rimangono un mistero.
Le responsabilità vanno cercate all’interno di Anas, sostiene il giudice Riganti, convinto che «gli odierni imputati non possono essere ritenuti responsabili - neppure sotto profili colposi - del crollo». In primo luogo, perché «non può essere accolta», scrive il gup, la tesi del consulente della procura, secondo il quale il crollo fu determinato dall’erosione dell’acqua del Trebbia, che avrebbe compromesso la fondazione della pila crollata il 3 ottobre 2020. Dunque, non si può imputare ai tre tecnici indagati di aver commesso errori nel progettare e realizzare gli interventi di manutenzione della soglia alla base del ponte. Si deve invece guardare alla frana di Carisasca per capire le cause del disastro.