Alì, 32 anni e tre diplomi: «Rider a 2,75 euro a corsa»

L’incontro con alcuni fattorini di Glovo, l’operatore finito sotto controllo giudiziario per caporalato. «Non troviamo nulla di meglio»

Danilo Di Trani
Danilo Di Trani
|2 ore fa
Alì Ghazanfar, pakistano di 32 anni impiegato dall’operatore Glovo nella consegna dei pasti a domicilio
Alì Ghazanfar, pakistano di 32 anni impiegato dall’operatore Glovo nella consegna dei pasti a domicilio
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La bici corre, frena, l’ordine è pronto, si riparte, ma il semaforo è rosso. E il tempo scorre. A destinazione, il cliente non ha indicato la scala e il nome sul citofono. Così partono le telefonate per capire chi ha ordinato una pizza, una porzione di patatine fritte e un’aranciata. Questa è la giornata tipo dei rider, che sfrecciano nelle strade delle città, anche a Piacenza.
Dopo che la procura di Milano l’ha sottoposta a controllo giudiziario per caporalato, i riflettori sono tutti puntati su quei cubotti gialli sul portapacchi delle e-bike che tengono caldi i pasti comodamente ordinati a casa dai nostri concittadini: è il mondo Glovo (la società delle consegne è Foodinho). Secondo i magistrati meneghini, i compensi sono sotto la soglia di povertà per oltre 40mila rider.
Nel settore del foodrace i player sono svariati e la prima ad assumere i fattorini è stata Just Eat.
Non hanno un vero e proprio campo base, ma dei punti di ritrovo comodi per potersi candidare a più consegne possibili da coprire in poco tempo. A Piacenza alcuni di questi luoghi sono il McDonald’s di via Emilia, Corso Vittorio Emanuele, vicino a Coin e la stazione.
E poco prima dell’orario di cena, verso le 19, proprio nei pressi della stazione spuntano i riconoscibili giubbotti fluorescenti in sella alle ormai famose bici elettriche.
Uno di loro sembra più tranquillo, è in un momento di pausa, si lascia avvicinare per una domanda: « Adesso ho qualche minuto, fra mezz’ora comincerò a fare le consegne ».
Così inizia a raccontare la sua storia: «Mi chiamo Alì Ghazanfar, sono pakistano. Ho trentadue anni, sono del 1994 e adesso sono solo in Italia». Perché è venuto qui in Italia? «Volevo lavorare come informatico, ho studiato, ho tre diplomi per poter fare questa professione, ma non conosco bene la lingua, per questo sto facendo il rider».
Un lavoro, quello del rider, che fa da poco tempo, ma ovviamente spera di trovare di meglio: «Ho cominciato a dicembre, prima ho lavorato in Sda, in Poste Italiane. Ci ho lavorato undici mesi, poi il contratto è terminato ».
Ali non aveva molta scelta arrivato a quel punto: «Ho cercato altro, ma non ho trovato niente. Tutta la mia famiglia è in Pakistan, devo mantenerli e le spese sono tante. Mia moglie è lì, come anche mia madre e mio padre. Faccio qualsiasi lavoro per guadagnare».
Mentre Ali racconta la sua storia, guarda spesso lo smartphone, che usa anche come navigatore per le consegne.
«Questo è un lavoro giusto quando non hai altro -sospira - ma la paga è troppo bassa, solo 2,75 euro a consegna. Il guadagno dipende da quante consegne riesci a fare: più ne fai, più guadagni». E un altro aspetto ostico è il calcolo della distanza: «Se devo fare 10 km, mi pagano solo 5 euro, un euro a km, solo per l’andata, non per il ritorno». E le attrezzature sono a carico del lavoratore. «La bici, il cellulare, ho dovuto pagare tutto io». E alla domanda se ci sia una differenza fra Glovo e le altre piattaforme, lui ribadisce: « La paga di Glovo è troppo bassa, le altre piattaforme pagano di più».
Nei dieci minuti trascorsi per conoscere Alì, il piazzale della stazione si popola sempre più di bici. Tocca parlare a un altro rider, decisamente più giovane, con lo scaldacollo tirato fino al naso per proteggersi dal freddo e anche per rimanere nell’anonimato: « Prendo questa consegna e rispondo al volo». Schizza dentro il McDonald’s, prende il pacchetto ed esce di corsa: «Questo lavoro va così così, non è il massimo. Adesso non c’è lavoro da magazzinieri, purtroppo, per questo faccio il rider. Comincio alle 10 di mattina e finisco all’una di notte a volte. In una giornata non guadagno più di 60 euro». Anche lui, pakistano, solo 19 anni: «Sono in Italia solo da un anno e ho cominciato a fare le consegne cinque mesi fa». Rispetto ad Ali, lui si avventura nell’italiano: «Ho studiato la lingua. Adesso vivo qui a Piacenza con tre cugini, per fortuna non sono solo». Prima di volare sulla sua bici per consegnare l’ordine si lascia andare: «Questo lavoro è molto stressante. Ho studiato per diventare meccanico. Spero di cambiare presto».