Heleleleee, l’arte come libertà oltre la follia
All’Atelier Fuoriluogo di Piacenza i segni e i colori nati nell’ospedale psichiatrico di Infulene, a Maputo: una mostra che intreccia arte, antropologia e salute mentale, trasformando la fragilità in libertà espressiva

Marcello Tassi
|7 ore fa

C’è una soglia sottile, in molte culture africane, tra follia e chiamata. Non sempre ciò che appare come smarrimento è perdita: talvolta è un passaggio, un limbo in cui la mente ascolta voci che altrove verrebbero interpretate come segni di una vocazione spirituale. In quella terra dove magia, animismo e quotidianità si intrecciano tra le pieghe della realtà, anche l’arte diventa qualcosa di più di un linguaggio: diventa uno spazio di libertà. Un gesto, un colore, un segno tracciato sulla carta possono riaprire un dialogo con il mondo, restituendo voce e dignità a chi vive ai margini. È da questa visione che prende forma “Heleleleee, oltre il colore origini del segno”, la mostra inaugurata negli spazi dell’Atelier Fuoriluogo di via Felice Frasi 8 a Piacenza, promossa dall’associazione Fuoriserie. Un’esposizione che porta nel cuore della città i segni e i colori nati dentro l’ospedale psichiatrico di Infulene, a Maputo, in Mozambico: opere realizzate da uomini e donne che vivono una condizione di sofferenza mentale ma che, attraverso il gesto artistico, trovano uno spazio inatteso di libertà.
Il progetto nasce da un’intuizione di un gruppo d'artisti, tra cui l'antropologo Stefano Fontana, cooperante internazionale con Progettomondo.
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