La fabbrica degli angeli, dopo 41 anni Cinzia restituisce le chiavi
Ieri ultimo giorno di lavoro per la direttrice del corso universitario di Infermieristica. Merlini aveva debuttato in corsia nel 1985

Simona Segalini
|1 ora fa

Ha simbolicamente restituito le chiavi ieri pomeriggio verso sera. Si è lasciata alle spalle la sua scuola, i suoi ragazzi, i suoi manuali. Il collegio Morigi è in via Taverna, un po’ casa e un po’ fabbrica di angeli, dove in questi 10 anni da direttrice del corso universitario in Infermieristica per l’Università di Parma ha governato la formazione di centinaia e centinaia di giovani professionisti della cura.
Cinzia Merlini, dipendente Ausl ieri al suo ultimo giorno di lavoro dopo 41 anni (e dal 2002 anche tutor e poi direttrice per il corso accademico), nasce infermiera, o quasi. Ma non è una vocazione precoce come nelle favole, tant’è che dopo le medie Merlini si era iscritta all’istituto tecnico Romagnosi, tentata dai numeri e dai bilanci. Ma poi racconta che l’assistenza prestata durante l’adolescenza a nonna Eva, convivente come usava, l’ha trasformata per sempre. E a 16 anni, assolto il triennio al Romagnosi, si iscrive alla Scuola infermieri - così si chiamava a quel tempo - e siamo nel 1982.
In quella stagione la professione era ancora improntata al mansionario. Ci sono tre classi sui banchi alla Sala Colonne, nucleo antico dell’ospedale, mattino tirocinio e pomeriggio lezioni, un copione serrato e quotidiano. Ci vuole un fisico bestiale per fare turni di notte al lavoro e di giorno le lezioni, ma gli infermieri di sicuro possiedono un dna speciale, con i super poteri che hanno.
Cinzia, se c’era bisogno, riceve conferma alla sua vocazione. Sono quasi tutte ragazze, il velo azzurro a completare la divisa, si diplomano in 36 sotto lo sguardo severo e giusto della direttrice, Luigia Zanelli, milanese. La giovane infermiera inizia nel reparto di Medicina del professor Luigi Buscarini, sconfina in Ortopedia e Otorino, e lì - siamo nel 1991 - quando c’è già il primo figlio in arrivo (che a fine maggio di quest’anno la renderà nonna per la prima volta) - morde il freno.
Prende parte al concorso di caposala, fa un anno all’ospedale di Bobbio, ma nel contempo opta per la strada della formazione, che a quel tempo si incarna nel ruolo di caposala didattica. Le piace il mestiere di cura, ma le piacciono anche i libri, e così la sua funzione evolve assieme all’istituzione scolastica per infermieri. Quando nel 2002 da diploma universitario il corso diventa laurea Cinzia Merlini assume il ruolo di tutor dei futuri infermieri. Ce n’erano tanti, nei giorni scorsi, studenti di ieri e di oggi, a darle il saluto di congedo, e colleghi e colleghe. I ragazzi - adesso sono oltre 200 sui banchi, più i fuori corso - le hanno cantato “La Cura” di Giorgia, le colleghe hanno inondato la Lim di immagini di Cinzia al lavoro dagli esordi. Insomma, l’hanno voluta far commuovere di brutto, il loro “capo”.
Già, perchè da dieci anni Merlini nel frattempo si è guadagnata il ruolo di direttrice del corso universitario che fa capo a Parma. E racconta, adesso che il tempo di lasciare è arrivato in un baleno, quanto la professione di infermiere si sia evoluta. E quanto enorme sia stato negli ultimi anni lo sforzo di tutti loro addetti al lavoro per formare professionisti su cui poter contare a livello locale. Perchè nei due anni post Covid le iscrizioni erano schizzate alle stelle, c’è un’ultima classe di laureandi da 120 persone, ma molti poi se ne tornavano nelle terre d’origine, il Sud in testa, e nel contempo la curva si è indebolita. La buona notizia è che il nuovo anno accademico è partito con 80 iscritti, in netta ripresa. E la maggioranza sono di Piacenza. Un arcobaleno di speranza, per Cinzia che li guarderà un po’ più da lontano, ma senza perderli di vista.
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