Federico Faggin a Ponte dell’Olio: «L’intelligenza artificiale non è coscienza»

L’inventore del primo microprocessore in un palazzetto gremito ha raccontato la sua straordinaria carriera e la svolta che lo ha portato a interrogarsi sui misteri della mente umana. «Per capire la realtà dobbiamo prima conoscere noi stessi».

Redazione Online
|2 ore fa
Federico Faggin a Ponte dell’Olio: «L’intelligenza artificiale non è coscienza»
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Dal primo microprocessore al mistero della coscienza umana, passando per l’intelligenza artificiale e le grandi domande sull’esistenza. È stato un viaggio tra scienza, tecnologia e filosofia quello che Federico Faggin, fisico e inventore italiano tra i protagonisti della rivoluzione informatica, ha proposto sabato sera al Palazzetto dello Sport di Ponte dell’Olio, gremito per l’occasione.
L’incontro, intitolato «Oltre l’invisibile», ha concluso la terza edizione del Val Nure e Chero Festival – Schegge di Storia. A dialogare con Faggin è stato il vicesindaco di Ponte dell’Olio, Fabio Callegari, che ha ripercorso insieme all’ospite le tappe di una carriera straordinaria e le riflessioni che da decenni accompagnano la sua ricerca personale.

Il microprocessore che cambiò il mondo

Faggin ha riportato il pubblico agli anni della sua esperienza alla Intel, quando contribuì alla realizzazione del primo microprocessore commerciale al mondo, un’invenzione destinata a rivoluzionare l’informatica e a porre le basi dello sviluppo dei moderni dispositivi elettronici.
Ha ricordato di aver dovuto attendere nove mesi prima di ottenere l’incarico che gli avrebbe consentito di lavorare al progetto. Una sfida che avrebbe segnato una svolta nella storia della tecnologia.
Successivamente decise di fondare una propria azienda, assumendosi direttamente la responsabilità delle scelte imprenditoriali. «Quando le cose non andavano bene, la colpa era mia», ha raccontato, ricordando quanto l'autonomia e la responsabilità personale abbiano inciso sul suo percorso.

La svolta del 1990: «Per la prima volta mi sono sentito a casa»

Ma il racconto ha preso una direzione inattesa quando Faggin ha affrontato il tema della coscienza, al centro dei suoi interessi negli ultimi decenni.
Una svolta fondamentale, ha spiegato, avvenne durante le vacanze natalizie del 1990, quando visse un’esperienza interiore che descrive come una profonda trasformazione della propria percezione della realtà.
«Per la prima volta in vita mia ho provato pace: mi sono sentito a casa, nel senso di chi sono», ha confidato al pubblico.
Da allora ha iniziato a interrogarsi sulla natura della coscienza e sul rapporto tra mente e materia, arrivando a elaborare una propria teoria nella quale coscienza e libero arbitrio sono elementi fondamentali della realtà, e non semplicemente prodotti dell’attività cerebrale.
Una prospettiva personale e teorica, che si discosta dall’interpretazione materialista e che Faggin ritiene richieda, accanto all’indagine scientifica, anche l’esperienza diretta.

Intelligenza artificiale e coscienza: non sono la stessa cosa

Uno dei passaggi più attuali della serata ha riguardato l’intelligenza artificiale.
Faggin ha richiamato l’attenzione sulla differenza tra la capacità delle macchine di elaborare informazioni e l’esperienza soggettiva di essere coscienti.
Una distinzione che, nella sua visione, è essenziale per comprendere i limiti delle tecnologie digitali, anche quando queste riescono a imitare alcuni comportamenti e capacità dell’intelligenza umana.
Il dialogo ha affrontato anche la differenza tra coscienza e autocoscienza e il ruolo delle relazioni nella conoscenza di sé.
«L’amore è l’essenza della comprensione di sé», ha affermato Faggin, proponendo una riflessione che va oltre la dimensione puramente scientifica.

«Per conoscere il mondo bisogna conoscere se stessi»

Nella parte conclusiva dell’incontro, l’inventore ha invitato a non confondere la ricerca della verità con il desiderio di avere sempre ragione.
Comprendere la realtà, secondo Faggin, significa prima di tutto imparare a conoscere la propria interiorità, riconoscendo i limiti delle spiegazioni che pretendono di ricondurre ogni aspetto dell'esperienza umana alla sola dimensione materiale.
Un messaggio che ha dato significato al titolo della serata, «Oltre l’invisibile», richiamando anche il suo libro più recente.
«Ascoltare una figura come Federico Faggin significa aprire uno spazio di confronto su questioni che riguardano tutti noi», ha sottolineato il vicesindaco Fabio Callegari. «La sua testimonianza ci invita a coltivare il dubbio, la curiosità e la capacità di guardare la realtà da prospettive differenti».

Il festival chiude con il tutto esaurito

L’appuntamento di Ponte dell’Olio ha segnato la conclusione della terza edizione del Val Nure e Chero Festival – Schegge di Storia, organizzato da Fedro Cooperativa con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e della Regione Emilia-Romagna.
La rassegna ha coinvolto nove Comuni del territorio, costruendo un calendario di incontri culturali diffusi tra Val Nure e Val Chero.
«La grande partecipazione conferma quanto sia importante continuare a investire in occasioni culturali capaci di coinvolgere le comunità», ha dichiarato Davide Rossi, presidente di Fedro Cooperativa.
Gli organizzatori sono già al lavoro sulla prossima edizione, con l’obiettivo di consolidare la collaborazione tra i Comuni e portare nuovi protagonisti del dibattito culturale e scientifico nei centri del territorio.