Bombe nel Piacentino, la mappa. In 5 anni distrutti 84 ordigni

18 Febbraio 2014

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Due adolescenti hanno trovato un ordigno in un campo e hanno cercato di aprirlo facendolo esplodere: uno dei ragazzi ha perso una mano e l’altro ha avuto gravi conseguenze agli occhi. Il fatto è successo pochi mesi fa nel Torinese evidenziando ancora una volta la pericolosità dei residuati bellici.

Negli ultimi 5 anni, sono stati 61 gli interventi del Genio Pontieri nella provincia di Piacenza con la distruzione di 84 ordigni tra proietti di artiglieria e bombe a mano.

L’intervento più impegnativo nel Piacentino risale a fine novembre 2008 quando fu rimossa dalla Cavallerizza una bomba d’aereo di 500 libbre. Per consentire l’operazione dei militari, 6.700 persone furono evacuate.

“Molti di questi ritrovamenti  – spiega il capitano Pietro Pace, coordinatore attività artificieri – interessano aree come il parco della Galleana o via Bubba, dove in passato c’erano depositi munizioni, seguono i grossi centri come Castelsangiovanni o Podenzano e poi San Giorgio dove si trovano molte piccole bombe d’aereo utilizzate per bombardare l’aeroporto di San Damiano. Poi ci sono le zone di montagna come Morfasso e Vernasca per la presenza dei partigiani durante la Resistenza.  E’ molto probabile che in queste aree siano presenti altri ordigni”.

Il plotone Eod che svolge questa attività è composto da una decina di uomini formati presso il centro di eccellenza di Roma Counter Ied.

Il loro monito è quello di non improvvisarsi mai artificieri. “Molti lo sottovalutano ma la pericolosità dei residuati resta molto elevata – spiega il sergente maggiore Gianfranco Barraco, capo nucleo artificieri – il tempo infatti, non ha reso inoffensivo l’ordigno, ma sicuramente lo ha corroso e deteriorato rendendolo più sensibile e dunque pericoloso” Cosa deve fare chi si trova di fronte un ordigno? “Non deve cedere alla curiosità, deve solo allontanarsi e avvisare le forze dell’ordine che attiveranno la procedura”.

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