Piacenza

Casi sempre più gravi di violenze: Franca e quel rifiuto del matrimonio riparatore

9 giugno 2016

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Se oggi siamo donne libere lo dobbiamo un po’ anche a lei, che ha iniziato, 50 anni fa, una delle battaglie più importanti per le donne. Franca Viola aveva 17 anni e 11 mesi. Era una delle ragazze più belle della Sicilia. Il nipote di un boss, da sempre respinto dalla giovane, decide di rapirla assieme a 12 amici. Abusa di lei per poter usufruire dell’articolo 544 del codice penale che, allora, prevedeva il matrimonio riparatore per estinguere il reato di sequestro di persona e violenza carnale. Franca fu la prima donna in Italia a rifiutare, grazie all’appoggio della famiglia che la sostenne in quella scelta. La banda venne processata e condannata.
Da quel momento le cose cominciarono a cambiare. Anche se purtroppo le violenze si susseguono quotidianamente ancora oggi. Fidanzatine strangolate, mamme e figli uccisi durante le separazioni coniugali, botte e minacce che si consumano all’interno di mura domestiche “silenziose”.

Anche a Piacenza il trend di violenze è in crescita. “I numeri non hanno subito particolari variazioni e sono stabili negli anni – ha sottolineato Donatella Scardi presidente di Telefono Rosa – ma i casi che si registrano sono sempre più gravi”. Proprio Telefono Rosa e la Prefettura di Piacenza, guidata da una donna, Anna Palombi, hanno unito le forze per sensibilizzare l’opinione pubblica sul delicato tema. Oggi nella sede del palazzo del Governo di via san Giovanni si è tenuto un convegno dal titolo “Da allora in poi…” che celebra i 20 anni della legge sulla violenza sessuale. Fino al ’95 le violenze carnali, gli atti di libidine violenza e gli atti osceni erano infatti rubricati sotto la voce di delitti contro la moralità e il buon costume.

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