Amlesu, chef ai tempi del Covid: “Nessun ristoro e problemi burocratici”

27 Febbraio 2021

 

Arnaldo Amlesu insegnava allo Ied di Milano. Poi un giorno si è stancato di essere grafico e si è iscritto all’Accademia Joia di alta cucina vegetariana. È diventato chef e ha pensato di aprire un ristorante a Montalbo di Ziano: ce l’ha fatta fra agosto e settembre, quando finalmente ha inaugurato “Estro”, sedici posti (diventati dodici per rispettare i distanziamenti) e cucina vegetariana di alto livello. Peccato che poi abbia dovuto chiudere subito a causa delle normative anti-covid. Purtroppo non è più riuscito ad aprire perché – spiega – “la mia cucina non si prepara da un giorno all’altro, inizio a lavorare al lunedì per accogliere i clienti nel fine settimana”. Dei ristori neppure l’ombra. “Gli unici soldi che mi sono arrivati sono stati i seicento euro all’inizio dell’anno scorso in quanto libero professionista” dichiara. Ma dopo quelli, il nulla.

Ma non basta. Qualche tempo fa una nota catena di distribuzione gastronomica gli fa una proposta: “Erano intenzionati ad acquistare la mia linea gastronomica – spiega chef Arnaldo – inizialmente mi è stato assicurato che avrei potuto farlo, mi ero anche attrezzato a prendere le scatole per il trasporto dei piatti. Cinquecento euro ho speso. Ora però salta fuori che non sono autorizzato perché dovrei essere laboratorio e per diventarlo non ho gli spazi necessari. O meglio, li avrei se eliminassi la sala ristorante, ma come faccio? Semplicemente chiedo di poter capire cosa devo fare”.

 

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