Violenze di genere, fondi per 4,7 milioni. Con il Covid 70% in più di richieste d’aiuto

30 Giugno 2021

Interventi rivolti al mondo giovanile per diffondere la cultura del rispetto, con particolare attenzione alla violenza in rete. Progetti che agevolino azioni concrete anche in contesti specifici quali i consultori, gli spazi giovani, ma anche i luoghi di lavoro, per un tempestivo riconoscimento delle molestie sessuali. E ancora: azioni rivolte alle donne che vivono in fragilità, sostenendo la loro autonomia abitativa ed economica, e prevedendo, ad esempio, la sperimentazione del reddito di libertà. Arrivano 4,7 milioni di euro da spalmare sulle diverse province. Sul fronte delle risorse, si tratta di 2,6 milioni di euro per quest’anno di risorse nazionali cui si aggiungono 2,1 milioni di euro di finanziamenti regionali per il biennio 2020-2021.

Sono solo alcune delle aree di intervento previste dal nuovo Piano triennale contro la violenza di genere, approvato dalla Giunta regionale e che sarà operativo dopo il passaggio in Assemblea legislativa.

“Un provvedimento con cui la regione punta a rafforzare il proprio impegno, individuando una serie di obiettivi strategici, azioni e indicatori di monitoraggio e valutazione. Per dare nuovi impulsi e favorire interventi capillari del territorio, sia sul fronte della prevenzione che della protezione, rispetto a un fenomeno in crescita come dimostrano anche i dati relativi ai mesi più difficili della pandemia, con 1.151 telefonate al numero verde antiviolenza, 1522, tra marzo-ottobre 2020, quasi il 70% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente in Emilia-Romagna. E una forte crescita anche dei primi contatti: da 289 registrati nel periodo marzo-giugno 2019 a 683 nel medesimo periodo del 2020 (+394 casi).

Un andamento confermato anche dai dati Istat a livello nazionale con un raddoppio delle chiamate al 1522: 15.128 nel 2020 rispetto alle 8.427 del 2019. E un aumento delle richieste di aiuto delle giovanissime fino a 24 anni di età (11,8% nel 2020 contro il 9,8% nel 2019) e delle donne con più di 55 anni (23,2% nel 2020; 18,9% nel 2019).

“E’ un momento davvero doloroso: la tragica scomparsa di Chiara Gualzetti e Saman Abbas scuote tutti noi. Da madre, oltre che da amministratrice, sono colpita nel profondo da quanto successo- afferma l’assessora alle pari opportunità, Barbara Lori-. Fatti che ancor di più ci spronano a individuare strategie condivise per cambiare le cose. Il Piano triennale si pone come obiettivo il rafforzamento della rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio, a cui si aggiunge quella dei Centri pubblici e privati per gli uomini maltrattanti. Di fornire gli strumenti per supportare un sistema diffuso capace di rendere la donna sempre più protagonista e protetta, incidendo sul cambiamento di mentalità. Tutto per creare una rete sempre più capillare e connessa ai bisogni dei singoli territori. Il piano è frutto di un lungo percorso, iniziato lo scorso ottobre, coordinato dai servizi regionali per le Pari opportunità, che ha coinvolto rappresentanti dei Comuni e delle Unioni, il coordinamento e alcune rappresentanti dei Centri antiviolenza, delle Asl, dei servizi sociali e dei centri per uomini maltrattanti. Tutti soggetti che ringrazio per i preziosi contributi”.

Viene rafforzata anche l’attività dell’Osservatorio regionale che alle attuali funzioni di studio e analisi, affiancherà quelle di monitoraggio dell’attività delle reti territoriali di prevenzione e contrasto del fenomeno.

LE PRINCIPALI NOVITA’ SULLA PREVENZIONE – Molestie online, cyber stalking, revenge porn, hate speech. Per quanto riguarda la violenza in rete, il Piano prevede azioni rivolte a preadolescenti e adolescenti nelle scuole e nei diversi contesti educativi in collaborazione con servizi sanitari, insegnanti, forze dell’ordine Centri antiviolenza. Sempre sul fronte della prevenzione tra le novità del Piano spicca il coinvolgimento del mondo delle società sportivo dilettantistiche e di altri ambiti di formazione. A questi si aggiungono gli interventi rivolti alle donne più a rischio perché provenienti da contesti sociali e culturali fragili o in condizioni di mancata autonomia, con una particolare attenzione al tema dei matrimoni forzati o precoci.

LUOGHI DI LAVORO – Il Piano rafforza anche la comunicazione sulle discriminazioni nei luoghi di lavoro e sui percorsi di salute e accesso ai servizi anche in conseguenza della pandemia; la formazione alla parità e al rispetto delle differenze rivolte a chiunque sia impegnato in contesti educativi (insegnanti, formatori, allenatori, referenti di associazioni e comunità migranti) e lo sviluppo di canali e linguaggi di genere capaci di sensibilizzazione sulla violenza digitale, anche rivolta a adulti.

NOVITA’ SULLA PROTEZIONE – Il tema delle donne che provengono da contesti fragili, considerando anche i collegamenti tra particolari culture e comportamenti violenti quali appunto i matrimoni forzati o precoci, ritorna anche per quanto riguarda l’area di intervento della protezione, con la previsione di specifiche procedure di accoglienza. E azioni rivolte agli uomini maltrattanti: con l’attivazione in ogni provincia di Centri ‘Liberiamoci dalla violenza’ pubblici e l’individuazione e l’avviamento di percorsi e sinergie sempre più omogenei e in sintonia con il mondo dei centri privati.

Tra le azioni di protezione legale, quelle che agevolino il percorso risarcitorio della vittima mediante accesso a fondi regionali e nazionali. E poi il sostegno al recupero della autonomia abitativa ed economica, promuovendo insieme alle istituzioni locali alloggi a canone calmierato e prevedendo la sperimentazione del reddito di libertà.

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