Val d’Arda, agricoltori: “Costretti a sacrificare alcune colture”. Diga in affanno

23 Giugno 2022

 

“L’Emilia Romagna ha dichiarato lo stato di emergenza regionale. Attendiamo ora i passi del Governo” sono le parole di Luigi Bisi, presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza il quale si è dimostrato seriamente preoccupato per la situazione siccità che si sta verificando anche in Val d’Arda.

La diga di Mignano aveva già presentato il 30% in meno di riserva già a inizio stagione, ma attualmente il volume è sceso a circa 5,5 milioni di metri cubi, pari a ben 56% del volume autorizzato; e la situazione non è destinata a migliorare nelle prossime settimane, viste le scarse probabilità di precipitazioni e soprattutto la previsione di temperature che potranno raggiungere addirittura i 40°.

Quindi non è del tutto vero che la Val d’Arda sia esente dalla carenza di acqua, le risorse idriche non sono infinite. La centrale idroelettrica di Isola Serafini a San Nazzaro è stata fermata a causa delle basse risorse del fiume Po, a Castelvetro il livello del Po è inferiore di 8 metri, portando allo svelamento dell’antico ponte di legno, ci sono in tutte le zone del fiume problemi di ecosistemi e sopravvivenza delle specie animali e vegetali.

A fronte di queste allarmanti situazioni di carenza d’acqua, si sta considerando l’ipotesi di dover sacrificare alcune coltivazioni: “dai torrenti l’acqua è sparita e se queste condizioni meteo persistono saremo costretti a sacrificare alcuni campi e a non portare a termine la campagna per alcune colture” dice Davide Minardi, delegato di Coldiretti Giovani Impresa.

Il problema è che la siccità va a toccare l’intero sistema economico e produttivo. Gli agricoltori stanno già affrontando pesanti costi di produzione con l’aumento dei prezzi del gasolio e materie prime, la riduzione del raccolto e produzione alimentare metterebbero decisamente in crisi il settore primario dell’economia.

 

 

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