La plastica comporta un “costo sociale” di 3.700 miliardi di dollari ogni anno

20 Settembre 2021

In breve:

  • La plastica prodotta e consumata nel 2019 è costata alla società oltre 3.700 miliardi di dollari
  • Senza provvedimenti la cifra supererà i 7.000 miliardi nel 2040
  • La stima del Wwf prende in considerazione tutte le variabili indirette che vanno oltre il semplice costo di mercato della plastica
  • Il dato potrebbe essere anche sottostimato per la mancanza di dati

Il costo sociale della plastica nel 2019 ammontava a oltre 3.700 miliardi di dollari. Una cifra che racchiude tutto ciò che la produzione, il consumo e lo smaltimento della plastica comporta sulla società. È l’esercizio in cui si è cimentato il Wwf, pubblicando i risultati della propria ricerca “Plastica: il costo per la società, l’ambiente e l’economia” all’inizio di settembre. Ecco cosa contiene e come l’organizzazione è giunta a queste conclusioni.

Il costo della plastica che va oltre la fattura

Nel suo rapporto il Wwf cerca di stimare il costo sociale della plastica lungo tutto il suo ciclo di vita. Un esercizio complicato che va oltre le semplici cifre riportate nella fattura di acquisto del prodotto che, nel 2019, si aggirava sui 1.000 dollari alla tonnellata (nel 2021 le cose sono cambiate, ma il rapporto si basa sui dati 2019). Il Wwf ha così compreso all’interno del suo lungo rapporto anche altre variabili apparentemente “nascoste” come il costo delle emissioni di gas serra e quello relativo alla gestione dei rifiuti. L’impatto aggregato sulla società tocca cifre notevoli.

Gestire i rifiuti plastici costa 32 miliardi di dollari

La plastica la si usa e poi la si getta nella spazzatura. Basti pensare alle bottiglie d’acqua o al packaging di qualche prodotto acquistato al supermercato: solo perché sparisce dalla nostra vista non significa che cessi di esistere. Quei rifiuti vanno gestiti, e farlo costa un bel po’. Secondo le stime del Wwf raccogliere, ordinare e riciclare i rifiuti plastici costa qualcosa come 32 miliardi di dollari a livello globale. La gestione dei rifiuti dal solo apparato pubblico/statale nel 2016 ammontava a 27 miliardi di dollari globalmente.

L’impatto della plastica sui mari ammonta a 3.100 miliardi di dollari

La plastica finita negli oceani ha un impatto sugli ecosistemi marini. Una affermazione piuttosto ovvia ma che spesso passa in secondo piano, oppure viene minimizzata. L’inquinamento delle acque con sostanze estranee, come la plastica, compromette infatti la capacità degli ecosistemi di fornire all’uomo tutta una serie di beni fondamentali come la pesca, la rimozione della CO2 dall’atmosfera, il controllo naturale delle specie marine e la preservazione della biodiversità. Quantificare il corrispettivo monetario di tutta questa lista rischia di costituire un esercizio arbitrario, viste le migliaia di variabili in campo. Il Wwf ci ha provato lo stesso e, infatti, fornisce anche un ampio intervallo di incertezza (proprio per mettere le mani avanti di fronte a questo esercizio proibitivo): 3.100 miliardi di dollari, 1.000 miliardi più o 1.000 miliardi meno. Comunque la si metta, numeri parecchio problematici che, per l’85%, ricadranno sulla società e sui bilanci dei governi mondiali per i prossimi cento anni. Questo solo per il 2019: le cifre si aggiungono a quelle dei decenni precedenti e alle cifre si sommeranno quelle dei decenni futuri.

La plastica in mare si porta via 7 miliardi di Pil ogni anno

Secondo il Wwf le sostanze plastiche finite in mare riducono la popolazione marina in maniera significativa, tanto da compromettere il settore della pesca. Un impatto che potrebbe ammontare a oltre 7 miliardi di dollari in tutto il mondo, nel solo 2018.  I governi inoltre ogni anno devono attivare programmi per la pulizia degli ecosistemi marini, un costo che in 87 Paesi costieri (Italia compresa) raggiunge nel 2018 anche i 15 miliardi di euro complessivi.

Sommando tutte le componenti si arriva a 3.716 miliardi di dollari nel 2019

Una volta prese in considerazione tutte le componenti, la cifra finale raggiunge quei 3.716 miliardi di dollari riportati nei titoli giornalistici legati al rapporto del Wwf. Si parte dai 370 miliardi di costo di mercato, a cui si somma il costo per gestione dei rifiuti (32 miliardi), il danno sugli ecosistemi marini (3.142 miliardi ) e il costo per l’emissione di gas serra corrispondente al ciclo di vita (171 miliardi). Alla fine dei conti, il costo complessivo della plastica prodotta nel 2019 tocca i 3.716 miliardi (per ciclo di vita), oltre dieci volte superiore quello della plastica in sé. Il costo “da fattura” di cui si parlava ad inizio articolo.

Se non si interverrà, la cifra è destinata a raddoppiare nel giro di vent’anni

Se non dovessero essere messi in campo provvedimenti per contenere la produzione e lo spreco di plastica nel mondo (e la presenza di economie emergenti e in uscita dallo Stato del “Terzo mondo” non lasciano immaginare uno scenario idilliaco per il consumo della plastica) il costo complessivo annuale potrebbe superare i 5.000 miliardi di dollari nel 2040, i 6.000 miliardi intorno al 2035, sfondando quota 7.000 miliardi nel 2040. Per raggiungere una cifra simile (a titolo meramente indicativo e privo di valore reale), bisognerebbe aggregare il Pil di Germania, Canada e Australia registrato nel 2019.

Mancano i dati e le stime potrebbero essere al ribasso

Sebbene si parli di numeri estremamente grandi, il Wwf afferma che la mancanza di dati ufficiali potrebbe aver portato il calcolo a sottostimare il reale costo sociale della plastica. “La mancanza di statistiche non consente di stimare i costi relativi a tutti gli aspetti negativi della plastica, quindi il costo reale della plastica per tutto il suo ciclo di vita è persino superiore a quello che le stime attuali suggeriscono”, recita il rapporto. Il Wwf ha inserito nel proprio rapporto, a pagina 21, l’immagine di un iceberg. Il significato è chiaro: ciò che è possibile calcolare o ricondurre all’inquinamento da rifiuti plastici potrebbe essere solo la punta di un universo ben più ampio che coinvolge conseguenze indirette non visibili ad occhio nudo o nelle analisi. Nascondendo un impatto apparentemente silenzioso e, allo stesso tempo, devastante per gli ecosistemi, gli esseri umani e il loro portafogli.

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