Emettiamo gas serra anche solo acquistando smartphone di ultima generazione

24 Settembre 2021

In breve:

  • Secondo una ricerca, l’emissione di CO2 legata alla produzione di uno smartphone è pari a quella di dieci anni di ricarica elettrica
  • Tutti i dispositivi informatici potrebbero emettere quasi il 4% di tutti i gas serra
  • Anche nei Paesi avanzati il tasso di riciclo degli smartphone non supera il 15%

Gli smartphone sono miracoli tecnologici che negli ultimi dieci anni hanno rivoluzionato la comunicazione globale. Dal loro avvento è diventato possibile portare sempre con sé un dispositivo autonomo collegato ad Internet, aprendo a milioni di nuove possibilità. Gli stessi smartphone però, dal canto loro, rappresenterebbero una quota rilevante (non consistente ma comunque da sottolineare) delle emissioni di CO2 nell’atmosfera. La colpa è principalmente dell’oneroso processo produttivo, che richiederebbe di utilizzare uno stesso smartphone per tutta la vita, senza sostituirlo, per renderlo sostenibile. Ecco cosa dicono i dati più aggiornati a riguardo.

Fabbricare uno smartphone inquina come dieci anni di ricarica

Una ricerca dell’Università McMaster, ateneo canadese, è giunta ad una conclusione sorprendente. Dato che uno smartphone presenta un ciclo di vita relativamente breve, approssimabile ai due anni, è possibile calcolare l’impatto della sua produzione in base al tempo. Un po’ come l’ammortamento di un bene all’interno di un bilancio (oppure del cartellino di un calciatore di una squadra di calcio, per intendersi). Ebbene, seguendo questo ragionamento il processo produttivo legato alla fabbricazione fisica dello smartphone rappresenterebbe tra l’85% e il 95% del totale delle emissioni legate allo smartphone stesso per due anni. Una impronta carbonica pari a quella dell’energia elettrica utilizzata per ricaricare il cellulare per ben dieci anni.

Insomma il punto della questione inquinamento legata ai dispositivi che teniamo sempre in tasca non riguarda l’energia elettrica che consumiamo ogni sera collegandoli alla presa ma al processo produttivo che parte dalla ricerca di tutti i materiali necessari. Secondo i calcoli di questo studio sarebbe insomma necessario tenere lo stesso smartphone per almeno dieci anni prima di poter “ammortizzare” l’impronta carbonica accumulata durante la fabbricazione.

Un telefonino di nuova generazione è un concentrato di metalli rari

L’elevata emissione di anidride carbonica nell’atmosfera è strettamente legata a tutte le sostanze e i materiali contenute all’interno degli smartphone. Come elencato in un articolo di Bbva, c’è dell’acciaio negli speaker e nei microfoni, alluminio e magnesio nelle cornici e nello schermo, rame argento e oro nei circuiti elettronici, grafite e litio nelle batterie e silicio nel processore. Non sarebbero solo questi metalli comuni ad essere impiegati. “Quasi tutti i telefoni richiedono 16 dei 17 metalli rari sulla Terra”, dice l’articolo. “Sostanze come neodimio e terbio che non sono davvero così rari ma sono distribuiti in piccole concentrazioni in tutto il pianeta”. Tutti questi componenti che insieme danno vita ai telefoni sono poco propensi al riciclo anche nei Paesi avanzati, con un tasso di circa il 15%. I componenti di ciascun dispositivo sono poi così integrati e fusi tra loro che l’efficienza del processo di riciclo si limita al 30%.

Nuove stime ritoccano verso l’alto la quota di gas serra legati all’ICT

Ict, ovvero “Information and communications technology”. Tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Questo insieme racchiude tutti i dispositivi che segnano ormai la nostra quotidianità. Perciò in primis computer, ma anche smartphone. Un recente studio molto articolato ha “rifatto i calcoli” riguardo l’impatto di questi dispositivi di ultima generazione sul totale di gas serra. La conclusione è che, finora, si è sottostimato il loro effetto sulla salute della atmosfera. Mentre ricerche precedenti si fermavano ad un intervallo compreso tra l’1,8% e il 2,8% di tutti i gas serra emessi, l’aggiornamento sposta il pavimento a 2,1% e pone il tetto a 3,9% dei gas serra complessivi. Una quota maggiorata che tiene conto anche dei televisori, ad esempio, ma che alimenta il dibattito relativo all’alta tecnologia sull’aumento delle temperature.

I dati di Mike Berners-Lee fanno impressione

Mike Berners-Lee, uno degli autori più noti al mondo nell’ambito del riscaldamento globale e dell’inquinamento, ha aggiornato le proprie stime riguardo l’impronta carbonica legata all’utilizzo degli smartphone. Utilizzare il proprio telefono per un’ora al giorno emetterebbe qualcosa come 63 chilogrammi di CO2 in un anno, quantità che sale a 69 chilogrammi in caso di un utilizzo medio di 195 minuti al giorno e a 86 chilogrammi quando si toccano le 10 ore al giorno di media. Sempre secondo Berners-Lee bisognerebbe utilizzare in media il proprio smartphone per 34 anni prima di riuscire a pareggiare e recuperare l’impronta climatica del telefono stesso. Il discorso è sempre quello dell’ammortamento: vanno messi in conto i chilogrammi di CO2 emessi con la fabbricazione.

“I dati forniti da Apple, qui inseriti a mero titolo dimostrativo e didascalico. La linea nera va letta con la scala di destra, riguardante i chilogrammi di CO2 emessa. A sinistra invece il riferimento per il grafico a barre dedicato alla composizione delle emissioni complessive.”

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