Netflix paga 56 milioni di euro e chiude il contenzioso con il Fisco italiano

26 Maggio 2022

Pace fatta tra Netflix e Fisco italiano.
Il colosso californiano che distribuisce in streaming film e serie tv a pagamento ha messo fine al contenzioso con l’Agenzia delle Entrate e ha versato poco più di 55 milioni e 850 mila euro. Inoltre ha costituito una società in Italia in modo da essere in regola con le tasse.
Si chiude così il fronte tributario aperto in seguito all’inchiesta della magistratura di Milano e del Nucleo di Polizia economico finanziaria della guardia di finanza con la quale, come spiega in una nota il Procuratore di Milano Marcello Viola, “per la prima volta al mondo viene contestato a una società l’esistenza di una stabile organizzazione materiale” basata su infrastrutture tecnologiche costituite, in questo caso, da una rete di 350 server distribuiti sul territorio nazionale e che hanno consentito lo sviluppo del business dell’impresa estera.
Una “stabile organizzazione materiale” diversa da quella classica, emersa per Apple, Google o Facebook, la quale ha, invece, come caratteristica l’esistenza di un team di persone che opera in Italia per conto di un gruppo straniero.
L’indagine, coordinata inizialmente dal pm Gaetano Ruta, da un anno alla Procura Europea, e poi dal collega Enrico Pavone e dall’aggiunto che guida il dipartimento Affari internazionali Fabio De Pasquale, è ritenuta apripista nel mondo della digital economy.
Gli inquirenti stanno valutando se chiedere il processo per omessa dichiarazione nei confronti dell’unico manager di Netflix finito indagato o l’archiviazione della sua posizione.
Ipotesi quest’ultima più probabile poiché il “versamento complessivo ed in un’unica soluzione – è il dato esatto riportato nella nota – di euro 55.850.513” con cui sono stati saldati i conti con il Fisco italiano “per il periodo dall’ottobre 2015 fino al 2019”, potrebbe portare a cancellare il versante penale della vicenda.
Anche perché ha avuto tra gli effetti l’apertura di una sede a Roma del gruppo statunitense guidato da Red Hastings.
Dal primo di gennaio è operativa una società “di diritto italiano – spiega sempre Viola – che ha iniziato a stipulare i contratti e fatturare i corrispettivi provenienti dagli abbonamenti sottoscritti con gli utenti nazionali. Ciò determinerà la tassazione in Italia dei redditi prodotti dalla vendita degli abbonamenti agli utenti residenti sul territorio nazionale”.
Prima di allora, invece, la piattaforma di streaming “che si avvale di una propria rete per la trasmissione dei contenuti digitali in grado di erogare il 100 per cento del traffico video del Gruppo non era identificata fiscalmente in Italia”.
Le sue attività erano gestite dalla base olandese, Netflix International, anche per quanto riguarda i clienti italiani e quindi per anni nulla è stato pagato al Fisco.
Un meccanismo, questo, che ora è stato azzerato, con la conseguenza di portare altro ossigeno nelle casse dello Stato.
Per la chiusura del contenzioso c’è soddisfazione da parte della multinazionale che, attraverso un portavoce, ha fatto sapere di aver “mantenuto un dialogo ed una collaborazione costanti con le autorità italiane” e di continuare “a credere di aver agito nel pieno rispetto delle norme italiane e internazionali applicabili al caso di specie”.

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