Il cappotto che rinfresca: nelle case coperte di verde fino a 3° in meno

21 Giugno 2022

Il grande caldo di queste settimane mal si concilia con la crisi energetica che impone risparmi sulla corrente elettrica e bollette altissime, portando molti ad accendere con molta parsimonia il condizionatore.
Un sollievo può arrivare a coloro che hanno fatto “indossare” a tetti e pareti il “cappotto verde”, che abbassa la temperatura interna delle case in estate fino a 3 gradi.
La sperimentazione è stata condotta su un edificio prototipo al Centro ricerche Enea Casaccia di Roma, dove la vegetazione messa a copertura del solaio e delle pareti esterne è stata in grado di mantenere le temperature superficiali al di sotto dei 30°, preservando dai picchi di temperatura di oltre 50° nelle ore più calde.
Il cappotto consente di abbattere quasi il 50% del flusso termico attraverso l’ombra e la traspirazione delle piante.
Il progetto Enea “Infrastrutture verdi per migliorare l’efficienza energetica degli edifici e la qualità del microclima nelle aree urbane” è finanziato nell’ambito dell’Accordo di Programma per la Ricerca di Sistema Elettrico 2019-2021 del ministero dello Sviluppo Economico, oggi in capo al ministero della Transizione ecologica.
La copertura vegetale agisce tutto l’anno come isolante termico, con effetti maggiori nel periodo primavera-estate quando le piante diventano estrattori naturali di calore dall’ambiente.
In generale, l’effetto benefico di regolazione termica è dovuto all’ombreggiamento estivo, all’evapotraspirazione e alla fotosintesi clorofilliana delle piante. “I dati preliminari – spiega Arianna Latini, ricercatrice del Dipartimento unità per l’efficienza energetica- fanno supporre che si possa ottenere una riduzione dei consumi elettrici di circa 2 kWh/m². Mediamente questo si traduce in un risparmio di energia elettrica di circa 200 kWh per la climatizzazione estiva di un’abitazione di 100 m², tenuto conto di una temperatura di comfort dell’ambiente interno non superiore a 26 gradi”.
Diverse le piante utilizzate durante la sperimentazione: la viperina piantaginea (Echium plantagineum) e la viperina azzurra (Echium vulgare), che favoriscono anche la biodiversità degli impollinatori, la vite americana (Parthenocissus quinquefolia), un rampicante resistentissimo sia al caldo sia al freddo e diverse piante grasse, molto resistenti a condizioni di estrema siccità. “Abbiamo rilevato – dice Latini – che le temperature superficiali della parete verde sono fino a 13 °C inferiori rispetto alla facciata non vegetata, con una riduzione dei flussi termici verso l’interno di circa 7 kWh/m² e un abbattimento delle emissioni fino a 1 kg di CO2/m² per il minore consumo di energia elettrica”.
Enea stima che l’inverdimento del 35% della superficie urbana dell’Unione europea (oltre 26 mila km²) permetterebbe di ridurre la domanda di energia per il raffrescamento estivo di edifici pubblici, residenziali e commerciali fino a 92 TWh l’anno, con un valore attuale netto di oltre 364 miliardi di euro, e di evitare le emissioni di gas serra equivalenti a 55,8 milioni di tonnellate di CO2 l’anno. Per avere un’idea realistica delle emissioni evitate, si pensi che il settore agricoltura in Italia emette 30 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti l’anno (dati Ispra 2021).
Da qui la necessità di intervenire sulle aree urbane, avviando iniziative e interventi per contrastare gli impatti negativi del riscaldamento globale, che comprendono l’eccesso di consumi di energia fossile (la climatizzazione estiva rappresenta circa il 30% dei consumi complessivi con un trend in crescita), le ondate di calore sempre più frequenti nei mesi estivi, l’inquinamento ambientale e la perdita di biodiversità. I tetti verdi, infatti, oltre a ridurre gli aumenti di temperatura dovuti all’effetto isola di calore in città, migliorano la qualità dell’aria. Da uno studio condotto su specie di alberi e cespugli comunemente presenti nel verde urbano, la capacità media di mitigazione degli inquinanti atmosferici è risultata mediamente di 58-140 g di ozono (O3), di 17-139 g di particolato PM10, di 11-20 kg di anidride carbonica Co2 per pianta l’anno. La vegetazione sugli edifici è utile anche nell’assorbimento dei composti organici volatili: l’edera e altre specie vegetali rampicanti sulla parete verde presso il Centro Ricerche Enea Casaccia hanno consentito una riduzione di circa il 20% di benzene, toluene, etilene e xileni, i composti più comuni in ambiente urbano. Non solo. Il verde urbano svolge anche una serie di servizi ecosistemici come il miglioramento estetico dell’ambiente per vivere e lavorare, la tutela della biodiversità e il rallentamento del deflusso delle acque piovane in eccesso.

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