Cicale tra le chiome dell'albero della sera, un rifugio climatico in fiore
L’acacia di Costantinopoli che fa ombra alle auto in sosta in viale Sant’Ambrogio è un piccolo ecosistema che accoglie tanti viventi
Dea De Angelis
|1 ora fa

Acacia di Costantinopoli (in fioritura estiva) nel parcheggio di viale Sant'Ambrogio, vicino alla stazione di Piacenza - © Libertà/Dea De Angelis
Può un albero essere un rifugio climatico? Per chi manifesta – e negli ultimi anni sono in tanti e per diverse ragioni in tutta Italia - contro l’abbattimento di alberi nelle città, lo è certamente. Rifugio climatico per un naturalista è un’area, un’oasi, un giardino, un parco, ma anche semplicemente un albero dove si creano le condizioni idonee per ospitare viventi che a causa del cambiamento climatico soffrono. Ma rifugi climatici – scopriamo dai media in questi giorni segnati da temperature ben oltre la media stagionale in tutta Europa – sono diventati anche spazi pubblici ad accesso libero: biblioteche, musei, centri culturali; progettati per offrire riparo dalle ondate di calore. Ondate che minacciano soprattutto le fasce più deboli: anziani e bambini. L’albero – si diceva – può rappresentare un piccolo ecosistema, un rifugio appunto e non solo climatico, per alcuni viventi: un uccellino, uno scoiattolo, una lucertola, una farfalla, un serpente, un rapace notturno, un pipistrello… e, ricordiamo, la cicala.
Il suo canto - acuto in questi giorni - simboleggia più di ogni altro comportamento animale in natura, l’arrivo della calda estate. Un albero, un bosco o una foresta sono scrigni di biodiversità. Per questo e per altre ragioni, gli abbattimenti non sono graditi dagli ambientalisti. Pensate ai danni ecologici mondiali provocati dalla deforestazione in sud America. L’albero, quando fiorisce durante l’estate nell’ecosistema urbano può essere un’ottima risorsa stagionale, uno scrigno naturale per le api impollinatrici, per le farfalle, per la micro-biodiversità. Lo è l’acacia di Costantinopoli, albero esotico tra i tanti presenti ormai a Piacenza che durante tutta la stagione ostenta la sua chioma in fiore. Colorata e appiattita la si nota già in questi giorni nel parcheggio vicino alla stazione in viale Sant’Ambrogio da cui si alza anche il canto, il richiamo d’amore delle cicale. Chiamato anche albero della seta per i suoi fiori simili a piumini setosi, questa acacia originaria dell’Iran, della Corea e della Cina è stata introdotta in Europa due secoli fa. Importata da Costantinopoli (oggi Istanbul), è ottima per ombreggiare le aree di sosta delle auto. La troviamo infatti nell’elenco degli alberi di città consigliati dalla Regione Emilia-Romagna anche per la sua importante funzione ecologica: elevata capacità di abbattimento delle polveri sottili e alto potenziale di stoccaggio dell’anidride carbonica. Considerate le condizioni ambientali degli ecosistemi urbani moderni, due funzioni certamente da sfruttare.
Il suo canto - acuto in questi giorni - simboleggia più di ogni altro comportamento animale in natura, l’arrivo della calda estate. Un albero, un bosco o una foresta sono scrigni di biodiversità. Per questo e per altre ragioni, gli abbattimenti non sono graditi dagli ambientalisti. Pensate ai danni ecologici mondiali provocati dalla deforestazione in sud America. L’albero, quando fiorisce durante l’estate nell’ecosistema urbano può essere un’ottima risorsa stagionale, uno scrigno naturale per le api impollinatrici, per le farfalle, per la micro-biodiversità. Lo è l’acacia di Costantinopoli, albero esotico tra i tanti presenti ormai a Piacenza che durante tutta la stagione ostenta la sua chioma in fiore. Colorata e appiattita la si nota già in questi giorni nel parcheggio vicino alla stazione in viale Sant’Ambrogio da cui si alza anche il canto, il richiamo d’amore delle cicale. Chiamato anche albero della seta per i suoi fiori simili a piumini setosi, questa acacia originaria dell’Iran, della Corea e della Cina è stata introdotta in Europa due secoli fa. Importata da Costantinopoli (oggi Istanbul), è ottima per ombreggiare le aree di sosta delle auto. La troviamo infatti nell’elenco degli alberi di città consigliati dalla Regione Emilia-Romagna anche per la sua importante funzione ecologica: elevata capacità di abbattimento delle polveri sottili e alto potenziale di stoccaggio dell’anidride carbonica. Considerate le condizioni ambientali degli ecosistemi urbani moderni, due funzioni certamente da sfruttare.
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