“Carcassonne”, il classico che costruì un nuovo mondo compie 25 anni

All’inizio del nuovo millennio bastarono alcune tessere quadrate e omini di legno per cambiare i giochi da tavolo

Carlo Chericoni
|59 minuti fa
“Carcassonne”, il classico che costruì un nuovo mondo compie 25 anni
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Sono passati venticinque anni da quando Carcassonne ha conquistato lo Spiel des Jahres, il più prestigioso premio tedesco dedicato ai giochi da tavolo, eppure continua a riunire intorno al tavolo generazioni diverse di giocatori, tra chi lo conosce da sempre e chi lo scopre per la prima volta. Del resto, è anche grazie a titoli come questo che il gioco da tavolo moderno è uscito dalla cerchia degli appassionati per conquistare un pubblico sempre più vasto.
E pensare che a inventarlo fu un insegnante tedesco che per anni si era dedicato ai giochi da tavolo soltanto nel tempo libero. Cresciuto in una famiglia di musicisti, Klaus-Jürgen Wrede aveva sempre cercato modi diversi per esprimere la propria creatività. La musica fu il suo primo amore, tanto da spingerlo a studiarla all’università insieme alla teologia, ma negli anni Ottanta, quando aveva circa venticinque anni, scoprì anche il mondo dei giochi da tavolo moderni. Al piacere di giocarli si aggiunse presto quello di inventarli, una passione che continuò a coltivare anche dopo aver intrapreso la carriera di insegnante di musica e religione.
L’ispirazione per la sua opera più famosa arrivò però da un’altra attività creativa, la scrittura, e più precisamente da un romanzo a cui stava lavorando, incentrato sui misteri dell’Altare di Gand, capolavoro della pittura fiamminga dalla storia rocambolesca. Durante un viaggio nel sud della Francia, intrapreso per visitare i luoghi in cui avrebbe ambientato parte del libro, rimase affascinato dai castelli, dai borghi fortificati e dalle imponenti mura di Carcassonne. Tornò a casa con nuovi spunti per il romanzo, ma anche con l’irrefrenabile bisogno di creare un gioco da tavolo che riproducesse quei paesaggi. Era così convinto di quella sua intuizione che mise da parte la scrittura e si concentrò sulla realizzazione di un primo prototipo, dipingendo personalmente ad acquerello le tessere con cui i giocatori avrebbero costruito città, strade e campi.
Il regolamento originale era più complesso di quello che conosciamo oggi e, nei mesi successivi, Wrede lavorò senza sosta per renderlo più semplice e intuitivo. Una volta soddisfatto del risultato, scrisse una presentazione, scattò alcune fotografie e spedì il materiale a tre editori: la risposta più rapida arrivò dalla tedesca Hans im Glück, che all’inizio del 2000 chiese di poter provare il prototipo e, a maggio, decise di pubblicarlo. Cominciò così una corsa contro il tempo per portare il gioco alla fiera di Essen, una delle manifestazioni più importanti del settore. In quei mesi il lavoro di sviluppo portò anche ad alcune modifiche decisive: le tessere raffiguranti monasteri sostituirono quelle che mostravano soltanto campi e fu introdotto il divieto di collocare una pedina su una strada, una città o un campo già occupati da un’altra pedina, propria o di un avversario. Una regola che ancora oggi rappresenta uno degli elementi fondamentali di Carcassonne.
Si discusse anche molto sul nome: come ha raccontato Wrede, all’epoca in Germania quasi nessuno conosceva Carcassonne e ben pochi sapevano pronunciarlo correttamente. Hans im Glück valutò a lungo se cambiare il titolo, ma alla fine mantenne quello scelto dall’autore. Durante lo sviluppo prese forma anche l’omino di legno destinato a diventare il simbolo del gioco: il prototipo originale utilizzava semplici cubetti per indicare il controllo dei territori, ma Bernd Brunnhofer, cofondatore di Hans im Glück, disegnò l’inconfondibile pedina con braccia e gambe divaricate. Il nome «meeple» arrivò invece dopo l’uscita del gioco, quando, secondo la ricostruzione più diffusa, la giocatrice statunitense Alison Hansel unì durante una partita le parole inglesi «my» e «people», cioè «la mia gente», per riferirsi a quelle caratteristiche pedine. Da quel tavolo il termine passò alle discussioni online, fino a entrare nel vocabolario degli appassionati e a indicare anche le pedine in legno di altri giochi.
In Carcassonne il tabellone prende forma durante la partita: a turno si pesca una tessera e la si accosta alle altre, prolungando strade, chiudendo le mura delle città ed espandendo campi. Su quella appena posata si può collocare un meeple con cui prendere possesso di uno di questi elementi o di un monastero, purché non sia già occupato. Quando una strada, una città o un monastero vengono completati, chi li controlla guadagna punti e recupera le proprie pedine per utilizzarle altrove. Quelle sistemate nei campi diventano invece contadini e restano sul tabellone fino alla fine, quando fruttano punti in base alle città confinanti racchiuse interamente dalle mura. Il conteggio finale tiene conto anche delle strutture rimaste incompiute e decreta la vittoria di chi ha ottenuto più punti.
Il successo di questa semplice meccanica superò ogni previsione: nel giro di un anno Carcassonne vendette circa 700.000 copie nella sola Germania e presto arrivò sui mercati di tutto il mondo. Cominciò così anche una lunga serie di espansioni. Alcune, come Locande e Cattedrali o Commercianti e Costruttori, finirono quasi per diventare parte integrante del gioco; altre introdussero draghi, torri, circhi e meccaniche sempre più lontane dalla formula originale.
L’esperimento più discusso resta La Catapulta del 2008, che chiedeva addirittura di lanciare gettoni sul tavolo con una piccola catapulta di legno. L’innesto di una prova di destrezza in un gioco basato sul piazzamento tattico convinse ben poco: l’espansione è ancora oggi tra le meno apprezzate della serie e, a differenza di molte altre, non è mai stata riproposta nelle successive riedizioni.
Il successo del marchio aprì la strada a ogni genere di esperimento. Già nel 2002 Cacciatori e Raccoglitori trasferì il gioco nella preistoria, mentre l’anno successivo Carcassonne: The Castle ne propose una versione per due giocatori. Da allora la famiglia si è allargata con edizioni per bambini, giochi di carte e dadi, ma anche con collaborazioni con marchi celebri, come Carcassonne: Star Wars. La serie Around the World ha invece portato le tessere in giro per il mondo, dai Mari del Sud al Far West di Corsa all’Oro, passando per il Rio delle Amazzoni e la savana africana di Safari. Nel 2022, infine, Nebbie su Carcassonne ha infranto uno degli ultimi tabù della serie: per la prima volta, anziché sfidarsi, i giocatori devono collaborare.
Venticinque anni dopo quel premio del 2001, il segreto della sua longevità sta forse proprio qui. Carcassonne è stato complicato, semplificato, trasformato e qualche volta persino maltrattato, ma il nucleo inventato da Wrede è rimasto riconoscibile. Nel 2026 Hans im Glück lo celebra con una speciale edizione in pixel art, completa di meeple ridisegnati e di una mini-espansione inedita, Le Fontane Pixel. Un ritorno coerente con la storia di un gioco che, dopo un quarto di secolo, continua a fare la stessa cosa di sempre: mettere una tessera accanto all’altra per costruire un mondo.