Paris Fashion Week Max Alexander a 10 anni è il prodigio dell’evento

Agisce come uno stilista nel senso più puro e tecnico del termine ed è in grado di presentare una collezione completa e da applausi

Giulia Marzoli
|4 ore fa
La sfilata parigina di Max Alexander- © ANSA
La sfilata parigina di Max Alexander- © ANSA
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Il mondo della moda è abituato ai prodigi, ma ciò che è accaduto durante la Paris Fashion Week di marzo 2026 al Palais Garnier supera l’immaginazione di molti: tra lo stupore e l’ammirazione dei critici ha sfilato la collezione di Max Alexander, un designer di soli dieci anni.
Max agisce come uno stilista nel senso più puro e tecnico del termine, capace di presentare una collezione completa in una delle capitali della moda mondiale.
La sua storia è iniziata quando, a quattro anni, annunciò ai genitori di essere uno stilista e di aver bisogno di un manichino per tenersi occupato durante il lockdown. Fortunatamente lo assecondarono costruendogli inizialmente un busto di cartone, pensando si trattasse di un passatempo passeggero.
Max Alexander
Max Alexander
Da quel momento invece, pur frequentando solo la quarta elementare, Max ha creato senza sosta, prendendo lezioni da sarte locali e dimostrando una dote innata per il draping, imparando a scolpire il tessuto direttamente sul manichino con la sicurezza di un sarto esperto. Questa precoce maestria, unita alla sua curiosa convinzione di essere la reincarnazione di Guccio Gucci, ha alimentato un fenomeno mediatico che oggi conta oltre sei milioni di follower su Instagram.
Il suo debutto parigino ha rappresentato una lezione di upcycling e sostenibilità, mettendo in luce una maturità stilistica che ha colpito anche i critici più esperti. La passerella è stata invasa da quindici creazioni caratterizzate da gonne voluminose, lavorazioni in tulle e lunghi strascichi, il tutto declinato in una palette di colori vivaci.
Max accanto a una modella
Max accanto a una modella
L’aspetto più rilevante della sfilata è stato però l’impegno etico: circa il 90% della collezione è stato realizzato seguendo principi di sostenibilità e riciclo. Max ha utilizzato materiali provenienti da eccedenze aziendali e “dead stock” per evitare che finissero tra i rifiuti, arrivando a trasformare persino le borse antipolvere di Hermès in un raffinato corsetto rifinito a mano. Alcuni hanno ciriticato la scelta dei genitori di Max, alimentando il dibattito sull’esposizione precoce dei minori, ma osservandolo maneggiare con precisione chirurgica la macchina da cucire o curare il fitting delle sue modelle, emerge come la moda sia il suo linguaggio naturale. Le sue creazioni hanno già conquistato star come Sharon Stone, che gli ha commissionato un cappotto, e hanno ricevuto il plauso di icone del settore come Fern Mallis. Rispetto ai grandi maestri del passato, che da bambini coltivavano il loro talento nella cameretta vestendo bambole o disegnando bozzetti, Max rappresenta una nuova era in cui la creatività infantile ha una finestra immediata e gigantesca affacciata sul mondo, ovvero quella dei social. Per questo giovane stilista Parigi è stata la conferma di un percorso creativo che, pur essendo appena agli inizi, sembra già proiettato verso la leggenda.