Dieci anni dall'alluvione: «Nessuno è pronto all'impossibile»
Anniversario dell'ondata di piena che colpì Val Nure e Val Trebbia

Elisa Malacalza
|8 mesi fa

Almeno per un minuto, oggi, pensate a loro. Volontari, soccorritori. Alluvionati. L’odore del fango marcio è rimasto attaccato come scotch alle narici, fino alla gola: Piacenza ha imparato lì che quello è l’odore della paura e della morte, tra le strade spezzate e volate all’aria, i tronchi di legno finiti dappertutto, i cani e le galline morti sbattuti negli angoli a decine di metri, gli occhi sbarrati di chi non ha dormito più una notte intera senza almeno svegliarsi una volta.
Dieci anni dopo - oggi è l’anniversario e da quasi un mese chi ha visto l’acqua entrargli in casa e strappare i muri racconta di avere l’ansia, le crisi notturne - c’è forse un’altra lezione che Piacenza si è incisa sulla pelle come la tacca in acciaio che ricorda il livello dell’acqua raggiunto a Rivergaro e che superava i due metri: la sofferenza può passare, un giorno, ma non passerà mai l’aver sofferto così tanto.
«Lo scopri sul momento se sei pronto o no. Stiamo parlando sempre di emergenza... E questo non è cambiato, anche se l’emergenza si è cronicizzata», ricorda un volontario di Protezione civile, che chiede di restare anonimo, «perché eravamo tutti nel fango uguali, quel giorno diventato almeno una settimana. Io non sono tornato a casa per una settimana... Avevo 19 anni».
Oggi è il giorno del ricordo, e nessuno riesce a giurare “mai più” o che saremo pronti questa volta: non si può essere sicuri di niente, per rispetto a tre morti ammazzati da un’onda che si è portata via la strada a pochi metri da Recesio.

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