Famiglia scomparsa, il nonno: «Io penso che siano vivi»
Puzzle ancora tutto da decifrare mentre proseguono le indagini. Tutti gli scenari

Marcello Tassi
|14 ore fa

Riccardo Bottachiari, il nonno dei ragazzi scomparsi
Quello della lettera ritrovata ieri nell’abitazione di Sonia Bottacchiari è solo l’ultimo tassello di un puzzle di cui ancora oggi non si riesce a comprendere il disegno.
Dal 20 aprile scorso, quando la donna ha lasciato la casa di Filagnoni di Castell’Arquato insieme ai due figli adolescenti e ai quattro cani per raggiungere Tarcento, in provincia di Udine, a pochi chilometri dal confine sloveno, della famiglia si sono perse completamente le tracce. L’auto viene ritrovata chiusa, senza bagagli, in un parcheggio. I telefoni spenti. E da lì, il nulla.
Ai familiari Sonia aveva parlato di una breve vacanza in un campeggio di Gemona, dove però non arriveranno mai e dove nessuno aveva alcuna prenotazione a loro nome. Poco prima di spegnere i cellulari, i ragazzi rassicurano padre e nonno dicendo che stanno arrivando. Ma nessuno li vedrà più. La denuncia di scomparsa viene presentata il 27 aprile dal padre dei ragazzi, Yuri Groppi, terminato il periodo di affidamento della madre.
Dalle verifiche emerge che, nella notte tra il 21 e il 22 aprile, uno dei telefoni è stato agganciato da una cella di Tarcento. Ma è solo il 6 maggio, con il ritrovamento dell’auto, che le ricerche si concentrano in quell’area: viene allestito un campo base e vigili del fuoco, guardia di finanza e protezione civile iniziano a battere boschi e sentieri vicino al fiume Torre. Intanto i nonni paterni e lo stesso Yuri Groppi lanciano appelli pubblici affinché Sonia e i ragazzi tornino a casa.
Nel frattempo, emergono anche i possibili scenari: una fuga nei boschi, supportata dall’acquisto di materiale da campeggio, walkie-talkie e attrezzatura da pesca, oppure l’ipotesi di una comunità buddhista tra Friuli e Slovenia. E prende corpo anche la possibilità che una terza persona possa aver aiutato la donna o possa trovarsi insieme alla famiglia. La Procura di Piacenza apre un fascicolo per sottrazione di minori.
Le segnalazioni, però, non portano risultati concreti. Le verifiche vengono estese anche alla Slovenia, mentre il campo base di Tarcento viene progressivamente ridimensionato. E proprio quando le ricerche sembrano a un punto morto, spunta la lettera: righe dense di sofferenza, ora al vaglio dei carabinieri. Riccardo Bottacchiari, il padre della donna, però, non crede che possa essere stata Sonia a scriverla. E così, dopo tre settimane, restano ancora soltanto domande e nessuna risposta certa.
Riguardo alle lettere ritrovate ieri, Riccardo Bottachiari nell'intervista rilasciata a Telelibertà commenta «non penso la lettera sia di mia figlia, forse di qualche sua amica, qualcuna si confidava molto con lei, soprattutto in passato - le sue parole -. Non c’è la firma, cioè non c’è scritto “Sonia” ». «Io penso che Sonia e i ragazzi siano vivi».
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