Da mediatore culturale a imprenditore del kebab: “L'integrazione si conquista"
Redazione Online
|4 anni fa

Da mediatore culturale a “imperatore” del kebab. È una storia d’integrazione quella dell’imprenditore Mohammad Nasir, originario del Pakistan, che vive in Italia da oltre vent’anni. “La buona volontà è l’ingrediente principale per inserirsi in un altro Paese, tra il sogno di un futuro migliore e la realtà vissuta da un immigrato”. Dopo un’esperienza come traduttore per la questura e il tribunale di Piacenza, oggi Nasir gestisce diversi negozi di kebab nella nostra città: “Mi sono rimboccato le maniche, senza mai fermarmi. Questa è l’essenza dell’integrazione”.
“Nel 1998 – racconta il 49enne – arrivai in Italia con un visto turistico. Ero molto giovane. Proprio come altri pachistani, volevo migliorare la mia condizione di vita, non certo delinquere o disturbare la popolazione. Desideravo trovare un lavoro e mettermi in gioco. Si pensa di venire in Europa e trovare tutto pronto, perfetto. Non è così. La buona volontà è fondamentale”.
“All’inizio vivevo a Brescia – prosegue Nasir – dove frequentavo un corso di informatica e alberghiera in una scuola salesiana. Lì, nel frattempo, trovai lavoro come portiere d’albergo. Facevo anche volontariato sulle ambulanze della Croce Bianca e continuavo a impegnarmi per imparare l’italiano. Non bisogna abbandonare la propria cultura, ma occorre imparare ad apprezzare e a conoscere quella che ci ospita. Nel 2004, mi trasferii a Padova per aprire il mio primo bar-kebab. Tre anni dopo, quindi, venni a Piacenza per proseguire questa attività di ristorazione”. Ma adesso, proprio come tutti i pubblici esercizi, anche i kebab vivono una grave crisi economica da Covid: “L’attività dei miei punti vendita – conferma Nasir – si è dimezzata. I clienti sono pochi, la gente ha paura. E la chiusura serale ci penalizza ulteriormente“.
Sempre a Piacenza, in qualità di mediatore culturale, Mohammad si è occupato anche dell’omicidio di Fiorenzuola nel 2012, quando una donna indiana fu uccisa da suo marito: “Traducevo i dialoghi con il figlio di 7 anni e altri parenti, il bambino non smetteva di piangere. Fu un’esperienza drammatica, che mi tolse il sonno per diverse notti”.
Gli articoli più letti della settimana
1.
Ennesima serranda abbassata, Moglio lascia il Corso e si trasferisce
2.
Sui rifiuti Tarasconi bacchetta Iren: «Inaccettabile. Gli svuotamenti di gennaio non finiscano in bolletta»
3.
Avvistato l'ibis sacro a Fiorenzuola «ma non è una bella notizia»
4.
Shock a Castello: chi ha sparato a Capodanno ha dodici anni

