"Un amore tossico, senza l'aiuto dei carabinieri mia figlia non ci sarebbe"

In Tribunale la testimonianza della madre di una ragazza vittima di stalking. E' stata lei a chiamare l'Arma dopo aver visto la mano della figlia insanguinata

Paolo Marino
Paolo Marino
|18 ore fa
"Un amore tossico, senza l'aiuto dei carabinieri mia figlia non ci sarebbe"
1 MIN DI LETTURA
"Se non avessi chiamato i carabinieri, non so se mia figlia ci sarebbe ancora". È la dichiarazione agghiacciante di una madre che ieri mattina in tribunale ha ripercorso l’incubo vissuto dalla figlia, all’epoca appena diciottenne, perseguitata da una ragazzo che non accettava la fine della loro relazione. Un giovane di qualche anno più vecchio di lei, "possessivo, geloso, che controllava come mia figlia si vestiva e chi frequentava", ha detto la donna. "Era un amore tossico e lei era terrorizzata", ha concluso. Lui ha 28 anni, è difeso dall’avvocato Gianluigi Dodici, ed è imputato per stalking e violenza sessuale. Oltre a tormentare la ragazza, secondo la Procura l’avrebbe costretta ad avere rapporti sessuali non consenzienti. La ragazza, oggi ventenne, si è costituita parte civile con l’avvocata Mara Tutone. Ieri ha raccontato come è stata trattata parlando dietro un paravento, per non incrociare lo sguardo del suo ex. "Mi manipolata e mi faceva sentire in colpa, girava le cose come se fosse sempre colpa mia", ha ripetuto più volte rivolgendosi ai giudici Stefano Brusati (presidente), Federico Baita e Anna Freschi.
La loro relazione è durata un anno e mezzo e le condotte contestate sarebbero avvenute tra il 2024 e l’anno scorso. Le indagini scattarono ad aprile 2025, quando la madre chiamò i carabinieri e una pattuglia intervenne a casa della ragazza. Dopo un mese l’imputato fu colpito da un’ordinanza di custodia cautelare che disponeva gli arresti domiciliari. Una misura attenuata dopo sei mesi. Dal 18 novembre scorso è stato rimesso in libertà, ma con il divieto di avvicinarsi alla ex. Indossa un braccialetto elettronico, che scatta qualora si avvicini alla ragazza. Numerosi gli episodi raccontati in aula dalla madre della giovane, dalla sorella e da due amiche. "Intuivo che c’era qualcosa che non andava, ma ho capito la situazione soltanto quando li ho visti discutere davanti alla nostra abitazione - ha detto la mamma della ragazza -. Mi sono avvicinata e ho notato che lei aveva una mano avvolta da un calzino. Era piena di sangue perché lui con un pugno aveva rotto un vetro della sua auto. Da quel momento non l’ho più fatto entrare in casa".