Spike Lee: «Mi manca tanto Prince. Quando ho incontrato Papa Leone mi sono sentito fluttuare»
Una chiacchierata musicale, e non solo, con il grande regista a Torino

Eleonora Bagarotti
|5 ore fa

Spike Lee al Torino Film Festival
Spike Lee a un palmo di naso, grazie alla lungimiranza di Giulio Base, direttore artistico che lo ha voluto al Torino Film Festival, dove il regista ha ricevuto il premio Stella della Mole insieme ad Antonio Banderas.
Il motivo della nostra presenza è quello di approfondire il suo rapporto con la musica (sotto, una selezione fotografica lo testimonia), talmente intrinseco ai suoi film, oltre che ad altri progetti, che non saprei da dove partire. Infine, banalmente, dall’Italia. «Ho un bellissimo ricordo di quando girai con Eros Ramazzotti il video di “Cose della vita”, tra Brooklyn e Coney Island» ricorda il celebre cineasta riferendosi a un lavoro del 1993. «Gli portò fortuna:quattro anni più tardi quel brano lo rifece in duetto con Tina Turner!».
Il motivo della nostra presenza è quello di approfondire il suo rapporto con la musica (sotto, una selezione fotografica lo testimonia), talmente intrinseco ai suoi film, oltre che ad altri progetti, che non saprei da dove partire. Infine, banalmente, dall’Italia. «Ho un bellissimo ricordo di quando girai con Eros Ramazzotti il video di “Cose della vita”, tra Brooklyn e Coney Island» ricorda il celebre cineasta riferendosi a un lavoro del 1993. «Gli portò fortuna:quattro anni più tardi quel brano lo rifece in duetto con Tina Turner!».
Le piaceva Tina Turner?
«Moltissimo. È stata un’artista e una donna esemplare. Ci siamo incrociati qualche volta, percepivo il suo carisma».
«Moltissimo. È stata un’artista e una donna esemplare. Ci siamo incrociati qualche volta, percepivo il suo carisma».
Nel 2026 si celebreranno i dieci anni dalla morte di Prince, suo grande amico. Lei ha recuperato un suo inedito...
«“Mary don’t you weep” per il mio film BlacKkKlansman. Era il brano perfetto. Ho conosciuto Prince a metà degli anni ‘80 e c’è stata subito empatia. Mi manca moltissimo la nostra amicizia, siamo stati tanto uniti. Mi donò una delle sue chitarre. Per lui ho anche diretto “Money don’t matter 2 night”, un video che ci hanno contestato, ma lo volevamo così com’era:mostrare una famiglia afro-americana che vive in povertà. I fan di Prince si aspettavano lui, MTV ci rimase male...».
«“Mary don’t you weep” per il mio film BlacKkKlansman. Era il brano perfetto. Ho conosciuto Prince a metà degli anni ‘80 e c’è stata subito empatia. Mi manca moltissimo la nostra amicizia, siamo stati tanto uniti. Mi donò una delle sue chitarre. Per lui ho anche diretto “Money don’t matter 2 night”, un video che ci hanno contestato, ma lo volevamo così com’era:mostrare una famiglia afro-americana che vive in povertà. I fan di Prince si aspettavano lui, MTV ci rimase male...».
I suoi lavori sono stati spesso contestati. In questo senso, lei è molto “rock”.
«Sono un tipo diretto, sì. Lo sono anche i personaggi dei miei film. Ogni storia reca un messaggio, le storie che scelgo recano un messaggio forte. In questo senso, sì:sono rock!».
«Sono un tipo diretto, sì. Lo sono anche i personaggi dei miei film. Ogni storia reca un messaggio, le storie che scelgo recano un messaggio forte. In questo senso, sì:sono rock!».
A Torino lei ha parlato del suo ultimo film, che ruota attorno all’ambiente musicale: “Highest 2 Lowest”, con protagonista un altro suo vecchio amico, Denzel Washington.
«Si tratta di un film d’azione, ma mi interessava molto l’ambiente musicale (Washington è David King, un importante producer a cui rapiscono il figlio, ndr). Denzel dice sempre che per diventare qualcuno devi fare o aver fatto qualcosa di folle. In realtà, quando dicevo a mio padre che volevo fare il regista, lui stesso mi diceva che ero matto, ma era il mio grande desiderio e ora sono anche professore di ruolo di cinema. Ho una cattedra alla New York University e nessuno, anche volendo, mi può licenziare... (sorride, ndr). Fare il lavoro che si ama è una benedizione, ma c’è chi non può scegliere perché deve dare da mangiare ai propri figli».
«Si tratta di un film d’azione, ma mi interessava molto l’ambiente musicale (Washington è David King, un importante producer a cui rapiscono il figlio, ndr). Denzel dice sempre che per diventare qualcuno devi fare o aver fatto qualcosa di folle. In realtà, quando dicevo a mio padre che volevo fare il regista, lui stesso mi diceva che ero matto, ma era il mio grande desiderio e ora sono anche professore di ruolo di cinema. Ho una cattedra alla New York University e nessuno, anche volendo, mi può licenziare... (sorride, ndr). Fare il lavoro che si ama è una benedizione, ma c’è chi non può scegliere perché deve dare da mangiare ai propri figli».
Concludiamo con qualcosa che lei ha definito «eclatante»: l’incontro con Papa Leone XIV.
«Quando mi è arrivato il suo invito, ho pensato a uno scherzo. Poi, quando l’ho incontrato davvero, mi sono sentito fluttuare per l’emozione. Gli ho donato una maglietta dei Knicks con la scritta “Pope Leo” e il numero 14. Appena l’ha vista, mi ha sorriso. Allora ho capito che tra noi c’era un bel feeling».
«Quando mi è arrivato il suo invito, ho pensato a uno scherzo. Poi, quando l’ho incontrato davvero, mi sono sentito fluttuare per l’emozione. Gli ho donato una maglietta dei Knicks con la scritta “Pope Leo” e il numero 14. Appena l’ha vista, mi ha sorriso. Allora ho capito che tra noi c’era un bel feeling».
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