Bar, enoteche, ristoranti: giugno sarà il mese della Malvasia di Candia aromatica

Di Giorgio Lambri 27 Aprile 2021

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I vini di Piacenza. Si parte dalla Malvasia di Candia aromatica, poi toccherà alle bollicine di casa nostra e al Gutturnio. La mission – finalmente “possible” – è portare stabilmente le migliori bottiglie delle nostre cantine nelle carte dei ristoranti, ma anche nelle enoteche e nei bar dei giovani. Fino ad oggi il proverbiale “nemo propheta in patria” non ha risparmiato nemmeno il vino del territorio, troppo spesso immeritatamente snobbato.

Si brinda per lo più con Prosecco o Franciacorta, il calice di rosso o di bianco viene dal Piemonte, dal Venero, perfino dal vicino Oltrepo Pavese. Ma un nutrito gruppo di lungimiranti ristoratori, vignaioli, gestori di bar, pub ed enoteche, rappresentanti del settore, guidati da Giacomo “Jack” Rizzi, contitolare del Morino di Caorso, ha deciso di ribellarsi a questa situazione. Ed è partita una straordinaria campagna “spontanea” che ha messo nel mirino proprio “I vini di Piacenza” .
“Non esiste che, mentre sul lago di Garda ti offrono in prevalenza Lugana o Prosecco e in Liguria il loro Vermentino, nei nostri locali si servano più che altro bottiglie  provenienti da altri territori – spiega Rizzi – abbiamo vini che possono competere e al cliente che ci chiede un Gewutztraminer possiamo tranquillamente proporre in alternativa un assaggio della nostra fantastica Malvasia di Candia aromatica, così come a chi chiede un Franciacorta far assaggiare un metodo classico delle nostre colline”.
Un progetto focalizzato soprattutto sui giovani che devono riscoprire l’orgoglio di bere vini del territorio. Si deve riaccendere una “fiamma”.

Dalle parole ai fatti. Giugno sarà il mese della Malvasia di Candia aromatica, nelle sue mille straordinarie declinazioni. Parliamo di un vitigno autoctono piacentino dotato di un poderoso corredo aromatico e di incredibile versatilità, che la rende fruibile ad eccellente livello sia ferma, che mossa e nei passiti. Starà a ristoratori e baristi farla scoprire ai turisti e riscoprire ai piacentini tenendone almeno un “esemplare” al calice oltre che in carta.

L’aspetto più importante del progetto – ci tengono a sottolineare i promotori – è che dovrà abbracciare tutta la produzione locale nelle sue peculiarità e differenze, quindi dai vini naturali ai biodinamici, da quelli convenzionali ai rifermentati in bottiglia. “Perché il vino piacentino ha mille espressioni – conclude “Jack” Rizzi – e tutte trovano l’apprezzamento di una fetta di pubblico. Dobbiamo essere i primi noi a crederci e – con la collaborazione dei vignaioli – a far breccia nella diffidenza di chi è immotivanente convinto che un Prosecco sia meglio di un nostro metodo classico”.

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