Alessandro Perini (Cantine Romagnoli): puntiamo su Malvasia e “bollicine”

Di Giorgio Lambri 24 Maggio 2021

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Il primo bicchiere di vino? Una Malvasia dolce che il nonno gli fece assaggiare quando era ancora un ragazzino. Niente a che vedere con il prodigioso “Caravaggio Bianco” di cui chiacchierando, esploriamo quattro ottime annate, ma comunque Malvasia di Candia aromatica, uva piacentina nella quale Alessandro Perini, 39 anni, patron delle Cantine Romagnoli, crede fermamente. Tanto da presentarla anche in un’altra, più sobria, ma non meno interessante veste, con la nuova Linea Ape (acronimo del suo nome e cognome aggiunti alla parola enologo). Se Caravaggio esalta la formidabile aromaticità di questo vitigno, l’altra versione ne tratteggia un ritratto più essenziale – verticale – spoglia questo vino dell’abito da sera per scoprire però, sotto un’appropriata lingerie, un fisico mozzafiato.
Alessandro è alla guida di Romagnoli dal 2017, tre anni prima la famiglia Perini ne aveva assunto la gestione, dopo che la proprietà della cantina (che è stata per molti anni in passato tra le più note e affermate del territorio) era stata rilevata dalla famiglia Bertola.
Figlio d’arte, il papà Stefano è al vertice di F&P Group, ha capito fin da ragazzo che voleva seguire la vocazione di famiglia. Ma lo ha fatto attraverso due lauree e una lunga gavetta internazionale.
“La mia prima importantissima esperienza l’ho vissuta a Pian delle Vigne – racconta – con la famiglia Antinori a Montalcino. Mi si è aperto un mondo, avevo 24 anni, ho vissuto in una realtà d’eccellenza mondiale che ha saputo però mantenere una filosofia “famigliare” e ho capito che un grande vino come il Brunello nasce soprattutto dalla cura dei dettagli”.
Segue il completamento degli studi e un prezioso periodo di specializzazione nel centro di analisi sperimentale di Donato Lanati.
“Nel 2006 ho iniziato a lavorare come enologo responsabile di cantina in Franciacorta, a Erbusco – prosegue Perini – altra esperienza formativa essenziale perché mi ha messo a contatto con il mondo delle bollicine, verso il quale ho sempre avvertito grande interesse e affinità. Poi, vincendo la mia naturale paura di volare, sono partito per la Nuova Zelanda, destinazione Spring Creek Vintners, a Blenheim, cuore della produzione di Sauvignon e Pinot Nero”.
Tornato in Italia ha ottenuto l’incarico di direttore responsabile di tre grandi brand tra cui Blossom Hill, maturando quindi un’altra importante esperienza, in questo caso nella realtà delle multinazionali, “dove l’attenzione alla qualità e al prezzo è fondamentale – spiega – così come la ricerca del trend di interesse del cliente finale”.
Nel 2011 il rientro in “4Valli“, l’azienda di famiglia, per contribuire alla necessità fisiologica di espansione dell’impresa e per sviluppare prodotti sempre più vicini alle richieste della clientela.
“Inutile dire che ognuna delle esperienze che ho maturato in passato è risultata preziosa – spiega – in Nuova Zelanda, tanto per fare un esempio, prima di ogni vendemmia si faceva la Haka, per sottolineare lo spirito di squadra come elemento essenziale nella produzione del vino”.
A Piacenza Alessandro si è occupato del controllo di gestione di 4Valli con il ruolo di direttore generale negli anni che hanno visto l’azienda di Montale raddoppiare la propria produzione (da 4 a 8,5 milioni di bottiglie) e la quota esportazioni decollare dal 5 al 40%. Ma la sua più importante scommessa professionale si è materializzata con l’approdo a Romagnoli, dove ha potuto sviluppare con estro creativo del tutto personale tutto quello che ha imparato, sviluppando la propria idea di vino del territorio.
“Piacenza è tradizione, innovazione e bollicine – sostiene Perini – quelle “grosse” dei vini tradizionali, per esempio la nostra linea Sasso Nero, e quelle più fini dei metodi classici”.
Con Romagnoli ha potuto creare e seguire un progetto a medio lungo termine che prosegue tuttora (“ogni anno impiantiamo tre ettari di nuove viti” spiega, indicando le barbatelle di Chardonnay ai piedi della collina che domina la sede aziendale) avendo come punto di partenza un’azienda “storica”, anche se un po’ nobile decaduta, del territorio che per prima aveva creduto nella produzione di spumanti metodo classico.
Il Pigro è oggi più che mai un fiore all’occhiello dell’azienda di Villò. E anche qui la chiacchierata viene corroborata da quattro emozionanti degustazioni, partendo dal Brut 2018 (30 mesi sui lieviti e liquer “segreta”), passando al Rosè (30 mesi sui lieviti e leggera macerazione del Pinot sulle bucce) e al sontuoso Dosaggiozero (40 mesi sui lieviti e zero residuo zuccherino). Con una commovente “chicca” finale: extra brut 2007, elegantemente griffato in etichetta da un poetario dell’artista Giorgio Milani. Una riserva a tiratura limitata che conferma – se ce ne fosse bisogno – quanto meravigliamente longevo possa essere il matrimonio tra Chardonnay e Pinot Nero. Ma all’estro creativo di Alessandro Perini si esprime anche lungo altre strade, tutte connotate da un rifiuto fisiologico della banalità.
Un formidabile esempio è Colto Vitato della Filanda, Bianco Emilia Igt, 100% Ortrugo, ma fermo, ottenuto con il peculiare procedimento della crio-macerazione pellicolare per 48 ore. Un naso di bilanciatissime note fruttate e minerali e un sorso pieno, fragrante, con bella nota sapida. Un’inedita e piacevolissima lettura di questo vitigno autoctono (parecchio sottovalutato) frutto di ingegno, ma anche del lavoro sotterraneo delle “terre rosse antiche” di questa zona.
“Quello che faccio è il mestiere più bello del mondo – conclude Alessandro – una passione, una filosofia di vita, un continuo sognare ed immaginare. I vini migliori nascono da “scommesse” con le uve, che ogni annata raccontano di sapori e aromi differenti”
Il suo prossimo progetto – che realizza un’idea del pubblicitario Michele Milani – si chiama Arvina “La Piacentina”, un’originalissima “bibita” di Malvasia. Ma non bruciamo le tappe. Ve la racconterò nei prossimi giorni.

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