La Villa Grilli ha il suo ghiotto “Rifugio”

Di Giorgio Lambri 28 Ottobre 2021

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C’era una volta, e c’è ancora, seppure profondamente cambiata, la Villa Grilli, uno dei quartieri popolari più genuini e turbolenti di Piacenza. Uno spicchio di socialità povera ma bella con i suoi riti e i suoi personaggi, che in discreta percentuale non erano proprio gentleman, anzi si potevano fotografare con un appellativo in vernacolo, esplicito e rivelatore: passgatt! Oggi la “Villa” ha un altro vestito, ma la sua anima è sempre la stessa. E la ritrovate in quel fondamentale presidio aggregativo che è il vecchio Circolo Il Rifugio, uno di quegli angoli della “città vecchia” nei quali sembra proprio che il tempo si sia fermato. Roberto Scaravella, che lo gestisce da anni, è il “templare” di questa inossidabile autenticità.
Sui muri centinaia di fotografie che riportano indietro negli anni, sui tavoli scodellini di vino e le immancabili carte da briscola. Io ci sono capitato per la prima volta anni fa a una fantastica serata dedicata al “Tino” Maestroni: musica, poesia, chiacchiere, buon vino. cibo semplice e gustoso, ricordando un matto che piaceva a tutti o se preferite un “tenero extraterrestre” come lo definì nel pezzo di addio dopo la sua morte il compianto collega Enio Concarotti.
Nel corso degli anni ci sono tornato altre volte in questa succursale mangereccia ma anche destinata alle libagioni e al gioco delle carte, in particolare per una scherzosa serata che si ripeteva ogni anno ed aveva il suo clou nell’elezione del Pescegatto d’Oro.
Ho memoria di una trippa fumante divisa con l’allora sindaco Paolo Dosi, di musica e canti con gli amici Maurizio Sesenna, Corrado Casati e Mario Zucca. Ricordo uno dei vincitori, purtroppo mancato, che tutti chiamavano “al paggettu” e che al momento della premiazione, visibilmente commosso buttò lì al microfono un commento fantastico: “a n’ho patì d’la fam”. Gutturnio e Ortrugo per cementare lo spirito conviviale, una festa che solo la vulcanica fantasia di un “villaiolo” doc come Fabrizio Bisi poteva inventarsi. Ma il Circolo Il Rifugio è anche un ristorante di popolare saggezza, quasi sempre pieno, soprattutto nelle pause pranzo, dove si pratica la cucina basica e preziosa delle trattorie d’altri tempi, ovviamente a prezzi accessibili a chiunque. “Io sono nato in via Borghetto, in un altro rione popolare della città – racconta Roberto Scaravella, 71 anni – ma la “Villa” ho iniziato a frequentarla da bambino, quando era ancora aperta campagna. Ricordo le mtiche sassaiole tra ragazzi dei vari quartieri”.
Al Circolo Il Rifugio è entrato vent’anni: “Ero già del mestiere – spiega – avevo gestito il Bar Principe e il Circolo Vecia Piaseinsa e in precedenza lavorato come cameriere in bar importanti come il Parisi, il Borsa e il Barino. Assieme a tre amici decidemmo di prendere in gestione questa attività, poi dopo un paio di anniloro si ritirarono e sìono rimasto solo, anche se adesso mi aiutano mio figlio, nelle pause dello studio, e mia moglie, quando finisce il lavoro, oltre ai nostri collaboratori”.
Roberto ci tiene in modo particolare ad evidenziare come l’atmosfera all’interno del locale sia rimasta la stessa di tanti anni fa: “As pèrla apèna in dialett – puntualizza – si gioca a carte a tutte le ore del giorno ed organizziamo serate musicali con amici musicisti cone Fausto Frontini, il pianista Salvatore, il tenore Gianni Zucca, il maestro Corrado Casati, Maurizio Sesenna. Facciamo serate benefiche, l’ultima a favore del Reparto di Pneumologia dell’Ospedale. Insomma, ci diamo da fare e devo dire che – dopo il difficile periodo del Covid – siamo ripartiti con lo stesso spirito”.
E poi c’è la cucina della “signora Maria”, rigorosamente improntata alla tradizione e a prezzo popolari: “Il venerdì pesce, spesso la trippa e la picùla, qui si mangia tant me as mangièva una vota”.

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