Pompieri piacentini nell’inferno di Genova: “Turni da 72 ore, non possiamo fermarci”

15 Agosto 2018 19:59

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Stanno lavorando h24 da ieri al fianco dei colleghi liguri e tutti quelli giunti dalle regioni limitrofe, circa 200, per cercare di estrarre gli ultimi dispersi dalla spaventosa massa di ferro e cemento, risultato del crollo del ponte Morandi di Genova di martedì 14 agosto. Parliamo della squadra di vigili del fuoco piacentina immediatamente partita per il capoluogo ligure per prender parte alla mastodontica macchina dei soccorsi che si sta muovendo nell’apocalittico scenario del letto del Polcevera.

“Mancano all’appello ancora dieci persone e fino a quando non li troveremo tutti, si lavora in emergenza – ha spiegato Giancarlo Razza, caposquadra dei quattro pompieri piacentini giunti a Genova con un escavatore -. Si tratta di uno scenario davvero molto complicato che le immagini televisive non riescono a trasmettere appieno”.

Razza ha tanta esperienza alle spalle e sono stati numerosi gli interventi operati nelle situazioni più tragiche e disperate che hanno colpito il Paese: “È una situazione paragonabile a quella di un terremoto – ha detto ancora il pompiere piacentino – ma in questo caso, la differenza è che abbiamo a che fare con pesi infinitamente superiori: si tratta di muovere plinti in cemento armato con enormi quantità di acciaio, sapendo che al di sotto potrebbero esserci persone. Non è affatto semplice, ma cerchiamo ovviamente di lavorare nella massima sicurezza”.

Turni da 72 ore per i vigili del fuoco in azione che lottano contro il tempo con la speranza sempre più flebile di trovare ancora persone in vita dopo l’incredibile disastro: “Oggi ci siamo fermati soltanto un’ora per mangiare qualcosa e toglierci di dosso la polvere: ripeto, ora dobbiamo pensare a chi ancora è là sotto e ai loro familiari in attesa di notizie”.

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