Rinnovo autorizzazione inceneritore, polemiche dentro e fuori il consiglio

24 Febbraio 2014

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La richiesta di rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale per l’inceneritore di Tecnoborgo, depositata in Provincia, ha scaldato Palazzo Mercanti fuori e dentro l’aula. La società che gestisce l’impianto (controllata a maggioranza da Iren, che presto dovrebbe salire al 100% del capitale) chiede la conferma della possibilità di poter bruciare 120mila tonnellate all’anno (un milione 321mila tonnellate dal 2002 al 2013) e di eliminare il vincolo provinciale per i rifiuti speciali, giustificando il tutto con la volontà di poter alimentare così la rete di teleriscaldamento di Piacenza.

In aula, Samuele Raggi dell’Italia dei valori non si è solo detto contrario all’importazione di rifiuti, ma ha chiesto addirittura che il Comune valuti l’uscita da Iren, visto lo scarso peso azionario e decisionale, pari all’1.6%. “Con il ricavato, circa 23 milioni di euro, si potrebbero fare tanti degli interventi di cui oggi c’è molto bisogno”, ha detto.

Critiche anche dalle altre opposizioni, con il Movimento 5 Stelle che oltre agli aspetti legati all’inquinamento e all’importazione di rifiuti ha sottolineato un altro aspetto: “Andiamo a investire ancora in un inceneritore che secondo il Piano regionale dovrà chiudere nel 2020, un errore strategico grave”.

In piazza, Legambiente e l’associazione Piacentini per l’aria hanno manifestato: “Piacenza è troppo inquinata, non si deve parlare di incrementi e neppure di mantenimento della situazione attuale, ma di come diminuire l’attività dell’inceneritore per migliorare la situazione”.

Il vicesindaco Francesco Timpano ha difeso la posizione di Tecnoborgo: “Lasciamo che la pratica segua il suo iter, sia chiaro che non è stato richiesto nessun aumento di rifiuti da bruciare e che il calore prodotto servirà per alimentare il teleriscaldamento, quindi riducendo l’inquinamento”.

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