Dopo tre anni

Stefano Carini lascia la direzione del quotidiano Libertà. L’editoriale

2 dicembre 2018

Il giornale che nascerà oggi sarà l’ultimo che firmerò da direttore. Solitamente questo è il preludio ad un addio. In realtà domani io sarò come sempre al mio posto in redazione, con lo stesso senso di responsabilità e lo stesso impegno. Cambia solo la qualifica, ma questo è un particolare che per me non ha mai avuto importanza. Sicuramente si chiude un ciclo, quindi non posso evitare di fare un bilancio.

Sul piano personale sono stati quasi tre anni belli ma logoranti. Una sfida che mi sono sentito addosso in ogni attimo, anche in quelli apparentemente di tregua. Oltretutto, alle difficoltà legate al momento non esaltante della carta stampata, si sono aggiunte strada facendo delle salite ad altissimo coefficiente. In pochissimo tempo la mia Libertà ha affrontato una rivoluzione radicale nella grafica, che ha comportato poi graduali correzioni di rotta; un cambio di sistema editoriale, e anche in questo caso non si è potuti sfuggire al necessario periodo di rodaggio; sostanziali modifiche al processo di stampa legate al passaggio ad un altro centro stampa.

Questo straordinario sforzo non ci ha fatto comunque perdere di vista quello che era l’obiettivo primario sul piano giornalistico; rinnovare il quotidiano nei contenuti. E in tre anni di proposte nuove ne abbiamo fatte ai nostri lettori. In generale è cambiato il modo di proporre le notizie, che viaggiano velocissime sui nuovi mezzi, quindi sulla carta stampata abbiamo cercato di andare oltre, di approfondire, di interessare, sia su argomenti seri che su altri più leggeri. Abbiamo cercato di ragionare insieme ai lettori. Abbiamo parlato dei piacentini e con i piacentini. Abbiamo ascoltato la voce del territorio e rappresentato per tanti l’ultima, o l’unica speranza.

Per tutto questo ringrazio veramente di cuore la mia redazione, senza l’impegno dei colleghi, senza il loro costante apporto di idee non sarebbe stato possibile fare un quotidiano assolutamente al top tra quelli locali. Mi hanno reso orgoglioso ed hanno dato lustro all’antico blasone di Libertà. Ringrazio i tipografi che non mi hanno mai lasciato solo, amici prima che colleghi. E ringrazio con tanto affetto voi lettori che avete premiato ogni giorno il nostro lavoro.

Mi riconosco, senza falsa modestia, alcuni meriti: aver favorito la libera circolazione delle idee, dall’esterno e all’interno della redazione, incoraggiando tante valide iniziative; aver lavorato per risolvere i problemi, senza crearne di nuovi; aver spinto sempre di più il giornale verso la gente comune, come me. Un risultato invece non sono riuscito ad ottenerlo: nonostante le ripetute sollecitazioni, Piacenza e il territorio continuano a cullarsi nel loro torpore, inconsapevoli del loro valore. E il tempo passa a suon di occasioni perdute.

Per finire, accolgo con un forte abbraccio Pietro Visconti. Lo ritrovo a Libertà a distanza di 33 anni: lui giovane redattore, io giovane collaboratore, già allora un esempio da seguire. Non vedo l’ora di cominciare questa nuova avventura.

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