Sedicesima edizione

Bill Frisell incanta lo Spazio Rotative: successo per la prima del Piacenza Jazz Fest. FOTO

24 febbraio 2019

Spazio Rotative tutto esaurito, gente in coda all’ingresso speranzosa di riuscire a trovare un posticino al concerto. Clima da grande evento, tifoseria da stadio. Un concerto generosissimo, coronato da ben due bis. La XVI edizione del Piacenza Jazz Fest è partita decisamente col botto. Musica di una bellezza mozzafiato, senza confini, fuori dai generi e da ogni possibile etichetta. Il grandissimo chitarrista americano Bill Frisell con il suo trio più fidato ha inaugurato il cartellone messo a punto dal Piacenza Jazz Club con una performance misteriosa e miracolosa, capace di conficcarsi nell’anima dell’ascoltatore.

Difficile tracciare gli esatti confini del fluido programma, un inanellarsi di suite senza soluzione di continuità, pensato e suonato spontaneamente, nel qui e ora, da un trio in stato di grazia, motivato da un interplay semplicemente sublime. Una varietà di atmosfere sconfinata, racchiusa in un sound in cui “tutto si tiene”, come in assenza di gravità: da alcune sue composizioni originali fino ai Beatles di “In my life”, passando per temi di John Coltrane, Billy Strayhorn e Wes Montgomery, per arrivare alla leggiadra “What the world needs now is love” di Dionne Warwick & Burt Bacharach, abbinata al “traditional” pacifista “We shall overcome” in un medley d’autentica meraviglia. Un inno alla bellezza, alla dolcezza, all’amore e anche ai diritti civili calpestati in quest’epoca buia. In pratica, un messaggio all’umanità espresso con le note, invece che con le parole, da tre musicisti spaziali in libero dialogo con una platea complice e conquistata. La recensione completa sul quotidiano “Libertà” di lunedì.

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