“Mecenate ma anche fine imprenditore”. Il ricordo di Ricci Oddi della pronipote Maridè

21 Gennaio 2020

Il ritrovamento della tela del Klimt, al di là del clamore, del mistero e della importante notizia che porta con sé per la città e per la Galleria d’arte, ha riportato agli onori della cronaca anche il suo mecenate, Giuseppe Ricci Oddi, che per passione aveva collezionato nel tempo centinaia di opere d’arte. Ne abbiamo parlato con Maridé Ricci Oddi, discendente di un ramo della famiglia (il nonno e Ricci Oddi erano cugini).

“Peppino (così la signora Maridé chiama il prozio, n.d.r.) era un uomo appassionato d’arte, ma anche un fine imprenditore. La sua attività spaziava dalle officine all’agricoltura, fino alla vendita di cavalli all’esercito. Attività che gli permettevano di avere una disponibilità economica tale per potersi permettere l’acquisto nel tempo di numerose opere d’arte dell’800. Ebbe anche l’intuito di acquistare un’opera del primo ‘900: il ritratto di signora di Klimt”.

Giuseppe Ricci Oddi non aveva famiglia, da qui l’idea di donare la sua collezione alla città, allestendo la gallerie d’arte che prese il suo nome. La signora Maridè, ai tempi del furto, era consigliere nel Cda della galleria, e il suo ricordo è ancora vivo. “Fu un duro colpo per tutti, e ora il suo ritrovamento è una gioia per tutti: innanzitutto per noi, come famiglia, e poi per la galleria e per la città.

Ora l’auspicio di Maridè, affiancata nell’intervista dalla sorella Elisabetta, è che il Comune e la Galleria sappiano cogliere l’occasione per rilanciare la galleria stessa e portare nuovi turisti alla città.

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