“Bauli in piazza”, a Roma i piacentini dello spettacolo per difendere il lavoro

17 Aprile 2021

“Sono qui per metterci la faccia e smettere di essere invisibile, in un Paese che lascia puntualmente cultura e formazione dei cittadini all’ultimo posto”. “Cerco nell’arte e nella cultura il mio futuro, sono qui per ribadire la necessità di stimoli e creatività nella vita. Per ora aspetto, con calma e perseveranza. Non voglio infoltire le fila di chi ha abbandonato la causa, cambiato lavoro, lasciato le speranze”.

Tommaso e James sono tecnici di service audio e luci per eventi dal vivo, hanno vent’anni e sono i più giovani sul pullman. Ma dicono le stesse cose di Renata, Massimo, Luca, ad esempio, che sono sarte e macchinisti del Teatro Municipale da altrettanti lustri. Generazioni e sfumature professionali diverse, stessa motivazione. Direzione Roma, Piazza Del Popolo, dove nel tardo pomeriggio è andata in scena la più grande manifestazione nazionale del settore da inizio pandemia, la seconda firmata “Bauli in piazza – We make events Italia” dopo quella di ottobre in Piazza Duomo a Milano.

Ci sono Alberto, macchinista, tecnico luci, direttore di palco e giocoliere. Pier, titolare di una ditta service. Ma anche Chiara, appassionata e organizzatrice amatoriale di musica live: “E’ nato un grande movimento itinerante, dovevo esserci; un momento fortemente simbolico per un enorme e variegato ma unito comparto in cerca di riscatto”. Manito invece è un deejay e producer: “sono qui perché da 419 giorni non posso suonare ne fare reddito con l’attività che portavo avanti da 25 anni”.

419 è stato infatti il numero simbolo della piazza. Anche il 26 (di aprile, l’inizio annunciato delle riaperture) è stato un numero caldo nei discorsi di viaggio, tra una fetta di salame, un bicchiere di vino, un Nippon”.

IL RACCONTO INTEGRALE DELLA GIORNATA NELL’ARTICOLO DI PIETRO CORVI DOMANI SU LIBERTÀ

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