Il Covid accorcia la speranza di vita dei bimbi nati nel 2020: -2,5 anni a Piacenza

01 Febbraio 2022

Nella pandemia da Covid, il territorio piacentino è stato uno dei più colpiti a livello nazionale dal punto di vista della mortalità insieme alle province di Cremona, Lodi e Bergamo. Così il numero medio di anni che un bambino nato nel 2020 ha la speranza di vivere, a livello locale, risulta in deciso peggioramento rispetto al passato: il dato medio scende infatti a 80,1 anni (dagli 82,8 del 2019 e 2018), quello maschile a 77,6 anni (da 80,8 e 80,6 rispettivamente) e quello femminile a 82,7 anni (era 84,8 nel 2019 e 85,1 nel 2018). L’indicatore di Piacenza è dunque inferiore di circa due o tre anni rispetto alla media nazionale e regionale.

E’ quanto emerge dal report pubblicato sul sito www.besdelleprovince.it, nato nel 2013 e sviluppato grazie alla stretta collaborazione tra Cuspi (il coordinamento degli uffici di statistica delle provincie italiane) e Istat, a supporto della programmazione strategica e operativa degli enti di area vasta. Un progetto che ha visto nel 2021 il coinvolgimento di 32 uffici di statistica di province e città metropolitane, tra cui appunto Piacenza.

IL REPORT COMPLETO

QUASI IL 25% OVER 65 – Il nostro territorio, suddiviso in 46 comuni (di cui 32 al di sotto dei cinquemila abitanti), registra un’incidenza della popolazione residente per fascia d’età caratterizzata dal 12,5% di giovani tra zero e 14 anni, dal 62,6% di persone tra 15 e 64 anni e dal 24,9% di cittadini con 65 anni e oltre.

Sempre a causa del forte impatto del Covid proprio sugli anziani, nel Piacentino la speranza di vita a 65 anni presenta un valore (18,3 anni) più basso di quelli dell’Italia (19,9) e dell’Emilia-Romagna (20,1).

UN PIACENTINO SU 10 CONTAGIATO DAL COVID – Al 31 ottobre del 2021, stando al rapporto Bes, la provincia di Piacenza ha registrato un’incidenza di casi di contagio da Covid ogni 10mila abitanti pari a 907,5. Ovvero quasi un piacentino su dieci.

Nell’indagine, lo ricordiamo, sono undici gli indicatori presi in considerazione: salute, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, benessere economico, relazioni sociali, oltre a politica e istituzioni, sicurezza, paesaggio e patrimonio culturale, ambiente, ricerca e innovazione, qualità dei servizi; circa un terzo di questi punti sono nuovi rispetto a quelli delle passate edizioni, dando conto in parecchi casi – con i dati al 2020 – degli effetti della pandemia.

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