Tommaso Foglia: «La cucina è contaminazione» La guerra? «Follia che colpisce tutti»

Tanti fan e appassionati di pasticceria hanno partecipato allo show cooking di uno dei pastry chef più famosi d'Italia. Il suo dolce preferito? «La millefoglie»

Marco Vincenti
Marco Vincenti
|6 ore fa
Tommaso Foglia
Tommaso Foglia
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«Un figlio d'arte». Si presenta così Tommaso Foglia, uno dei pasticceri - anzi, uno dei pastry chef - più famosi d'Italia che oggi pomeriggio si è sporcato le mani tra farina, latte e burro con tanti fan piacentini all'interno della piazzetta del centro commerciale Gotico. «Un figlio d'arte perché sin da bambino ho masso i primi pasti nel panificio di famiglia - le sue parole -. Le prime foto che ho mi ritraggono immerso nella farina a giocare. Da lì è iniziato un lungo viaggio che mi ha portato in giro per l'Italia e per il mondo per approfondire la materia della pasticceria e poi semplificarla».
«La parola d'ordine è contaminazione - continua il pasticcere diventato celebre anche per la partecipazione ai noti programmi televisivi Bake Off Italia e Cake Star -, viaggiare ti porta ad ampliare gli orizzonti, ti porta a mischiare tradizioni e provare combinazioni nuove. L'incontro tra culture porta a risultati straordinari». Con il suo show cooking chef Foglia ha reso la Pasqua piacentina ancora più dolce riproducendo con l'aiuto dei suoi collaboratori centinaia di particolari rivisitazioni della tradizionale Pastiera napoletana, trasformata per l'occasione in un dolce take away con protagonista la pasta sfoglia.
Il dolce preferito di Tommaso Foglia? «Be, lo dice il nome - risponde senza pensarci neanche un secondo - la millefoglie. Evidentemente visto il mio cognome ero destinato. Per me è la perfezione, è croccante, è cremosa e sta bene con tutto. Nella sua semplicità non le manca nulla».
Anche i dolci però devono fare i conti con le ripercussioni dei conflitti che infiammano il mondo. «I prezzi stanno aumentando senza sosta - spiega il pasticcere -, per esempio il burro è passato da otto euro al chilo di gennaio a 12. Diventa complicato gestire il tutto, ma aldilà dei prezzi è assurdo che ancora nel 2026 dobbiamo assistere a guerre e bombardamenti. Mi sembra tutto surreale, ma purtroppo è la realtà».