«Una riforma solo per punire noi magistrati»
Brusati e Pradella per il "no" al referendum. In vista del voto del 22-23 marzo in campo per presentare il comitato contro la legge Meloni-Nordio

Paolo Marino
|2 ore fa

La riforma della giustizia che sarà sottoposta al referendum costituzionale il 22 e il 23 marzo è «pericolosa, punitiva e revanscista verso i magistrati», sostiene il presidente del tribunale di Piacenza, Stefano Brusati, soprattutto come conseguenza di un «Csm spogliato del potere disciplinare», demandato a un nuovo organo. Gli fa eco Grazia Pradella, che guida gli uffici della Procura della Repubblica: «Ci meritiamo d’essere puniti?». E definisce il tema della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri - descritta dai promotori come il fulcro della riforma - come «un’arma di distrazione di massa», che non trova giustificazioni nella realtà dell’ordinamento giudiziario italiano, sia perché esistono limitazioni molto strette al trasferimento da un ruolo all’altro, sia perché i numeri dei travasi da un ruolo all’altro, già oggi non raggiungono l’uno per cento.
I vertici della magistratura piacentini, affiancati da molti colleghi, sono scesi in campo per la presentazione del comitato per il “No” alla legge Meloni-Nordio. Un comitato cittadino che, nella conferenza stampa tenutasi ieri in una sala di Palazzo Mercanti, ha visto la presenza di alcuni esponenti del centrosinistra piacentino.
Il primo a prendere la parola è stato Alessandro Molari, portavoce del comitato, secondo il quale l’Alta Corte Disciplinare, introdotta dalla riforma, è «un organo ancora grigio, fumoso, che sembra predisposto per inserire un controllo politico sull’organo giudiziario», seguendo un disegno «che mina l’autonomia e l’indipendenza della magistratura».
«Una riforma inutile» per Brusati, che «non incide sui reali problemi della giustizia, sui tempi dei processi e sul numero di procedimenti penali che gravano sui tribunali». E parlando della separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudizi, «che da anni già esiste nei fatti», ha fornito i numeri relativi al quinquennio 2019/24: i giudici diventati pm sono stati lo 0,21% del totale, mentre il passaggio inverso è stato dello 0,83%. E respinge l’idea che l’attuale sistema, che prevede l’appartenenza di tutti i magistrati a un unico ordine, indipendentemente dal ruolo, non garantisca imparzialità e terzietà dei giudici. «Se così fosse, significherebbe che da quando nel 1989 è stato introdotto il processo accusatorio, abbiamo operato in un regime incostituzionale. Affermazione non vera e smentita dai fatti». La presunta collusione tra pm e giudici, ha sottolineato il presidente del Tribunale, «è smentita dalla percentuale delle assoluzioni, superiore al cinquanta per cento in dibattimento, e all’elevato numero di richieste dei pm non accolte dai gip». E allora, ha proseguito Brusati, «il vero obiettivo della riforma è il Csm e l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati». Dito puntato contro la disparità della sua composizione, che prevede il sorteggio secco tra per i membri togati (cioè i magistrati) e un sorteggio temperato, cioè all’interno di una lista di definizione politica, per i membri scelti dal parlamento. «Possiamo parlare del correntismo della magistratura e del caso Palamara, ma il criterio per sorteggio per un organo è un caso rarissimo. Non sarebbe accettabile nemmeno in un’assemblea di condominio».
Appassionato l’intervento della procuratrice Pradella, che ha ammonito contro una riforma «che non risolve niente, a partire dalla lunghezza dei processi» e che non incide sulle carenze di personale. «La Procura di Piacenza va avanti con l’aiuto dei pensionati. Combattiamo tutti i giorni con situazioni surreali, con magistrati che rimangono a fare le fotocopie fino alle sette di sera perché non abbiamo nessuno che le faccia. Nonostante questo, abbiamo risposto ad esigenze di giustizia con procedimento che hanno avuto un’eco nazionale». E allora, a giudizio della procuratrice, vedere questa riforma come una soluzione dei problemi della giustizia italiana «è un po’ prendere in giro gli italiani, è un’arma di distrazione di massa». Pradella respinge la concezione del pubblico ministero come avvocato dell’accusa: «È una contraddizione in termini, il nostro compito è cercare giustizia anche a favore dell’imputato. Noi, come pm, quotidianamente chiediamo l’assoluzione quando pensiamo che non siano prove contro un imputato. Parlare di parità tra accusa e difesa è scorretto. Un difensore non può dire che il suo cliente è colpevole, anche se assiste un serial killer». E ricordando la sua lunga carriera di pubblico ministero, ha aggiunto: «Non ho mai pensato di aver davanti un giudice che subisse la mia influenza». È arrivata quindi alla stessa conclusione del collega Brusati sulla creazione di due Csm separati per giudici e pm e un’Alta Corte Disciplinare: «La vera finalità non può essere che punitiva. Ce lo meritiamo?».
Presenti alla conferenza stampa, tra gli altri, il segretario cittadino del Pd, l’avvocata Michela Cucchetti, Umberto Mozzarelli di Alleanza per Piacenza, Umberto Mozzarelli di Alleanza per Piacenza, Vanda Campregher per Alleanza Verdi e Sinistra, Nadia Maffini dell’Anpi, il funzionario del tribunale Luigi Gazzola, ex assessore alla sicurezza del Comune di Piacenza in quota Italia dei Valori.

