La Regione: «Nessuna relazione fra codici lievi e morti in ambulanza»
A prendere posizione è Massimo Fabi, assessore regionale alle politiche per la salute, che giudica «destituite di fondamento» le affermazioni dei consiglieri di minoranza
Filippo L.
|5 mesi fa

La Regione Emilia-Romagna bolla come «speculazioni politiche sulla pelle degli operatori del 118 e dei suoi utenti» l’allarme lanciato ieri dagli assessori regionali Giancarlo Tagliaferri (Fratelli d’Italia) e PietroVignali (Forza Italia), che avevano sottolineato, sulla base del report della “Direzione generale Cura della persona, salute e welfare” della Regione, come in tre anni 126 persone nella nostra provincia sono morte dopo essere state soccorse con codici di emergenza bassa o media, diramati dal 118.
Nessuna morte in ambulanza, replica la Regione, si è verificata a causa di errati codici di attribuzione, aggiungendo che nella stragrande maggioranza dei casi si è trattato di situazioni cliniche già compromesse.
A prendere posizione è Massimo Fabi, assessore alle politiche per la salute, che giudica «destituite di fondamento» le affermazioni dei consiglieri di minoranza. «Il 118 - afferma Fabi - è un’eccellenza a livello nazionale, che assiste oltre 1.400 persone ogni giorno e più di 527mila all’anno».
«Nessuna relazione»
Ai consiglieri che ipotizzano una non corretta attribuzione del codice di gravità come possibile causa di 572 morti in ambulanza a livello regionale, di cui 126 verificatesi in territorio piacentino, Fabi risponde in modo netto: «È una relazione che non esiste e che respingiamo con forza». «Già nei numeri forniti nei mesi scorsi - continua - in risposta ad alcune interrogazioni veniva chiaramente indicato come la stragrande maggioranza dei casi in cui un codice a basso rischio sfocia in un esito fatale dipende da condizioni pregresse del paziente già ampiamente compromesse». «Non darne evidenza- prosegue ancora l’assessore - produce un allarme ingiustificato nell’utenza di un servizio che, invece, da anni si distingue come un’eccellenza nel Paese: il 118 è nato in Emilia-Romagna e ne rappresenta un fiore all’occhiello. Faccio appello a tutto l’arco politico affinché la nostra sanità pubblica, in un periodo di grandi difficoltà a causa del sottofinanziamento nazionale, non diventi terreno di scontro: lo dobbiamo per rispetto agli operatori, agli infermieri, ai medici, ai tecnici e ai volontari che ogni giorno lavorano per assistere decine di migliaia di persone, spesso con turni massacranti e con stipendi non all’altezza».
Una replica giunge anche da Stefano Nani, dirigente delle professioni sanitarie dell’area Emergenza urgenza dell’Ausl di Piacenza.
«Garantiamo livelli di sopravvivenza elevati» dice, rispondendo così a chi afferma che “il soccorso di emergenza è da migliorare”. «Nell’ambito del 118, riguardo ai tempi e alla capacità del sistema emiliano-romagnolo - dice Nani - i dati di tutto quest’anno sono in linea con quelli degli anni precedenti».
In 13 minuti
«A Piacenza - dice Nani - il sistema 118 in termini di tempi di intervento è il primo in Regione Emilia-Romagna, con 13 minuti di intervento dal primo squillo della chiamata alla centrale telefonica di Parma fino all’arrivo del primo mezzo sul posto. Lo dico con estremo orgoglio, fra l’altro è un tempo premiato anche a livello nazionale come terzo miglior tempo fra tutti i sistemi 118 del Paese».
Nani loda così la sinergia presente in provincia di Piacenza: «Un tempo di intervento simile è possibile grazie alla capillarità e alla forte sinergia del mondo del volontariato di Anpas e Croce Rossa, che ci permette di avere una distribuzione di mezzi di soccorso di base e volontariato molto ramificata».
Performance
Quindi porta alcuni dati. «Ritengo che il sistema sia organizzato per rispondere presente con professionisti, medici e infermieri su quelle che noi consideriamo le patologie “tempo dipendenti”, quelle più gravi, e per questa ragione monitoriamo costantemente. Mi riferisco al dolore toracico, all’infarto, al politrauma, quest’ultimo ad esempio nel caso di incidente grave della strada, e ancora al paziente con ictus e alla patologia respiratoria: su queste abbiamo performance elevatissime, abbondantemente superiori al 90%, con punte del 99% sul politrauma, mentre riguardo all’arresto cardiaco siamo praticamente al 100%. C’è qualche margine di miglioramento nell’attività di assistenza al paziente con problemi respiratori»
Il 118 regionale
In merito al 118 dell’Emilia Romagna, la Regione dice che il numero dei pazienti assistiti è passato dai 451.978 del 2020 ai 527.310 (1.445 al giorno) del 2024. Di questi: 303.141 (pari al 57%) in codice verde, 82.598 (16%) in codice bianco, 120.778 (23%) in codice giallo, 12.524 (2,3%) in codice rosso e 8.269 deceduti. Con 14mila interventi per 100mila abitanti, la nostra è fra le regioni italiane quella che ne svolge il maggior numero. Quanto ai tempi di soccorso, nel 2024 la media in Italia è stata di 19 minuti, mentre in Emilia-Romagna continua ad essere di 15 minuti, tempo che la colloca al secondo posto. Nel 75% degli interventi effettuati il tempo è stato inferiore a 13 minuti per Emilia Ovest.
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