Pizzo Palù, la tragedia riemerge dalle foto a Borgotrebbia
Dopo quasi 70 anni Franco Barbieri ha ritrovato scatti di Fabrizio, una delle vittime, e vorrebbe consegnarli agli eredi
Elisabetta Paraboschi
|4 mesi fa

Franco Barbieri con alcune delle foto d'epoca - © Libertà/Elisabetta Paraboschi
A Borgotrebbia, nella casa di Franco Barbieri e di sua moglie Rosetta, ci sono alcune foto ingiallite, vecchie di ormai oltre un secolo: ritraggono lo stesso bambino a 15 mesi, a tre anni, poi a dieci. Sul retro delle immagini ci sono alcune frasi scritte, nella bella e fitta calligrafia dell’epoca: “Il nipotino Fabrizio Barbieri di anni tre e quattro mesi - si legge in una - fa dono in questo giorno della sua fotografia al nonno affinché la tenga presso il cuore, gli suggerisca di mantenere il dovere della promessa fatta… gli ricordi continuamente che grande pena lo colpì colla perdita del suo adorato padre”. Il biglietto si conclude con i saluti alla nonna, agli zii e ai cuginetti ed è datata 16 novembre 1918.

Quel Fabrizio Barbieri ritratto con l’espressione seria e l’abitino bianco sarebbe diventato - qualche anno più tardi - uno stimato professore di educazione fisica alla scuola media “Manzoni” e uno sportivo militante, appassionato alpinista iscritto al Cai di Piacenza. Ma il suo nome è ricordato soprattutto perché fu tra le vittime della tragedia di Pizzo Palù, montagna di 3.905 metri nelle Alpi Retiche occidentali nel Canton Grigioni appartenente al Massiccio del Bernina.
Alle 9.15 del 29 giugno 1957, una valanga causata dal distacco di una cornice travolge una comitiva di alpinisti emiliani partita dalla Capanna Diavolezza: muoiono nove persone, di cui otto iscritte alla sezione di Piacenza del Cai e una della sezione di Codogno. L’unico sopravvissuto, Sergio Bassani, viene sepolto nella neve in una sacca d’aria e riesce a respirare fino all’arrivo dei soccorsi. In ricordo delle vittime della tragedia anni dopo viene eretto il bivacco di Money, in Valle di Cogne.
Ma torniamo alle fotografie di Fabrizio Barbieri: «I miei genitori le hanno sempre conservate - spiega Massimo Barbieri -, il papà di Fabrizio infatti era il fratello di mio nonno Enrico: in pratica mio padre Franco e Fabrizio erano primi cugini. Fabrizio perde il papà giovanissimo, ad appena tre anni, nel 1918. La mamma era tedesca, si chiamava Maria Telfner e sarebbe morta vent’anni dopo la tragedia di Pizzo Palù. Dopo la morte prematura del papà, Fabrizio si lega molto ai nonni, agli zii, ai cuginetti a cui attraverso la mamma invia foto e notizie. Ecco perché queste foto le abbiamo noi e le abbiamo sempre conservate».



