«Solidarietà agli agenti, no a strumentalizzazioni». La replica del sindacato
Intervento dell'Ufficio di Pastorale per i Migranti della Diocesi, al quale risponde il Diccap
Redazione Online
|9 ore fa

Aggrediti mentre erano in servizio. Non si placano le polemiche e gli interventi a seguito dell’aggressione a due agenti della polizia locale di Piacenza da parte di un giovane nigeriano che nella tarda mattinata di lunedì era stato multato per non aver pagato il biglietto di un bus cittadino.
Nelle scorse ore è arrivato il messaggio di solidarietà da parte della diocesi di Piacenza-Bobbio per le vittime della violenza. Di tutt’altro tono la replica di Miriam Palumbo del sindacato Diccap che riferisce di episodi sempre più gravi e frequenti. Per l’agente della Polizia locale di Piacenza «Non c’è speranza di rieducare certi soggetti: servono leggi severe e certezza della pena».
«L'Ufficio di Pastorale per i Migranti della Diocesi di Piacenza - Bobbio esprime tutta la sua solidarietà ai due poliziotti urbani rimasti vittime della violenza di un immigrato nigeriano durante l'espletamento del loro lavoro e del loro dovere. Non ci stancheremo mai di diffondere tra gli immigrati il dovere del rispetto della legge e delle norme del Paese che li ospita e anche di coloro che, come la Polizia Urbana, garantiscono il corretto vivere civile».
Lo scrivono in un comunicato il direttore e vicedirettore dell'Ufficio, padre Mario Toffari e il diacono Giuseppe Chiodaroli, aggiungendo che «un particolare ricordo va anche alle famiglie dei due poliziotti urbani: vi siamo vicini e condividiamo il disagio e anche la rabbia per chi, sbagliando gravemente, ha provocato inutile dolore a persone innocenti e impegnate in favore della nostra società».
«Mentre, se pur nel rispetto dovuto ad ogni persona umana, ci auguriamo che la giustizia risponda con il dovuto rigore educativo nei confronti di chi ha sbagliato, speriamo anche che venga risparmiata alla nostra città la solita tiritera di chi approfitta di questi singoli e gravi episodi per creare un polverone contro l'immigrazione in generale, tentando di far dimenticare il contributo alla nostra società, di tanta brava gente immigrata, che sta lavorando nelle nostre strutture produttive e con i nostri anziani».
La replica del sindacato Diccap
Sul contenuto dell'ultima parte del comunicato dell'Ufficio di Pastorale per i Migranti è intervenuta Miriam Palumbo, segretario generale del sindacato Diccap (Dipartimento Autonomie Locali e Polizie Locali).
«Intendo rispondere all' Ufficio per i migranti della Diocesi di Piacenza-Bobbio, a seguito delle dichiarazioni di Padre Mario Toffari e Giuseppe Chiodaroli. Chi indossa una Divisa persegue una mission quotidiana che è quella di proteggere e servire i cittadini, e lo fa con profondo senso del Dovere. Chi indossa una Divisa ha il sacrosanto diritto, al termine di un turno di lavoro, di tornare a casa sano e salvo. Alcuni Colleghi non hanno fatto ritorno dai propri cari, altri rientrano con fratture o altro. I nostri Colleghi della Polizia Locale (e non urbana) di Piacenza sono stati brutalmente colpiti senza motivo. E al dolore fisico si aggiunge la mortificazione di aver subito violenza gratuita.
Questa è la realtà. Con tutto rispetto per il pensiero espresso da Padre Toffari e Chiodaroli, per chi come noi tocca con mano la violenza quasi quotidianamente, viene da osservare che chi vive nell'illusione di diffondere la cultura del rispetto in quella parte di immigrati che rifiuta di integrarsi, ha fallito a priori, si ostina a vivere in un mondo idilliaco ed utopico. La Diocesi si augura che la giustizia risponda con il dovuto rigore educativo? Non c'è speranza di rieducare certi soggetti, sono irrecuperabili.
Occorrono solo leggi severissime e certezza della pena. È necessario che per certi individui si spalanchino le porte del carcere. Chi colpisce una Divisa, colpisce lo Stato. Qui nessuno approfitta di sollevare polveroni verso quelli che l'ufficio migranti della Diocesi definisce singoli e gravi. Gli episodi sono sempre più frequenti e gravissimi, caratterizzati da un crescendo di violenza. Siamo stanchi di questo buonismo, siamo stanchi di vedere le nostre Divise sporche di sangue, stanchi di solidarietà e pacche sulle spalle. Non sappiamo cosa farcene.
Nessuno generalizza, nessuno fa di tutta l'erba un fascio. E le brave persone immigrate ed integrate sono le prime a condividere questo pensiero, a gradire i controlli e a condannare la violenza. Alla violenza bisogna rispondere con una severa condanna ed esprimendo sostegno incondizionato a chi indossa una Divisa, oggi sempre più delegittimate ed esposte alle aggressioni».

