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Siti idonei per il deposito di rifiuti nucleari, l’elenco c’è ma resta segreto

3 gennaio 2015

Fusti materiale radioattivo alla centrale nucleare di caorso-800

Occorrerà attendere almeno un paio di mesi per conoscere ufficialmente l’elenco delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi derivanti dallo smantellamento delle centrali atomiche italiane, quella di Caorso in primis. La Sogin, società che gestisce tutta la partita del nucleare in Italia, ha infatti consegnato all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale la sua proposta, ora lo stesso Ispra ha due mesi di tempo per verificare la corretta applicazione dei criteri tecnici alla base della scelta e per validare la Carta proposta da Sogin.
Al termine di tale lavoro, è previsto che entro un mese il ministero dello Sviluppo economico e il ministero dell’Ambiente comunichino il loro nulla osta affinché Sogin pubblichi l’elenco, “aprendo così – spiega la società – una fase di consultazione pubblica e di condivisione, che culminerà in un seminario nazionale, dove saranno invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti ed interessati”.
Il deposito nazionale, spiega ancora Sogin, “sarà un’infrastruttura ambientale di superficie dove mettere in totale sicurezza i rifiuti radioattivi. La sua realizzazione consentirà di completare il decommissioning degli impianti nucleari italiani e di gestire tutti i rifiuti radioattivi, compresi quelli provenienti dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca”, permettendo la sistemazione definitiva di circa 75mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e lo stoccaggio temporaneo di circa 15 mila metri cubi di rifiuti ad alta attività.
Dei circa 90 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, il 60% deriverà dalle operazioni di smantellamento degli impianti nucleari, mentre il restante 40% dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, che continueranno a generare rifiuti anche in futuro.
“Il trasferimento dei rifiuti radioattivi in un’unica struttura – chiarisce Sogin – garantirà sia la totale sicurezza per i cittadini e l’ambiente sia il rispetto delle direttive europee, allineando l’Italia ai Paesi che da tempo hanno in esercizio sul loro territorio depositi analoghi. Insieme sarà realizzato il Parco tecnologico: un centro di ricerca, aperto a collaborazioni internazionali, dove svolgere attività nel campo del decommissioning, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile in accordo con il territorio interessato”.

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